Trascendenza e spiritualità: convergenze tra scienza, C.G. Jung e R. Toro

 

spiritualità.jpgMolto interessanti appaiono i risultati di uno studio italiano che è riuscito a individuare le aree del cervello il cui funzionamento potrebbe spiegare la tendenza alla spiritualità e l’attitudine dell’uomo a superare i confini spazio-temporali del corpo.

Tra i ricercatori Salvatore Maria Aglioti, del quale ho avuto il piacere di seguire le lezioni del corso di “neuropsicologia del linguaggio”, insieme a Cosimo Urgesi e Franco Fabbro, in collaborazione con Miran Skrap .
Gli scienziati si sono preoccupati di individuare il legame diretto fra attività cerebrale e spiritualità, concentrandosi su un tratto, noto come auto-trascendenza (ST), che si ritiene possa essere preso come misura del sentimento del pensiero e dei comportamenti spirituali nell’uomo.
L’auto-trascendenza riflette una riduzione del senso di sé a favore della capacità di identificarsi come parte integrante dell’universo come un tutto.

A questi due link un’esauriente descrizione dei risultati della ricerca

http://www.lescienze.it/news/2010/02/10/news/scoperti_i_neuroni_della_spiritualita_-557099/

http://www.univrmagazine.it/sito/vedi_articolo.php?id=995

 

Notavo come le riflessioni di Carl Gustav Jung fossero già in sintonia con i risultati di questa ricerca. Jung parlava infatti di “funzione religiosa” e la riteneva una facoltà naturale nell’uomo con la stessa forza dell’istinto sessuale o dell’aggressività, spiegando anche il motivo per cui certi individui si liberano della propria nevrosi semplicemente riprendendo le pratiche della propria religione, questa sarebbe inoltre la ragione per cui la salute mentale delle persone anziane è migliore tra coloro che hanno una fede religiosa.
Per Jung la religione è un archetipo presente nell’inconscio collettivo dai confini incerti infatti fra le persone che egli definisce religiose alcune sono credenti, altre hanno una mentalità religiosa senza saperlo e infine vi sono coloro che a livello conscio sono contrari alla religione ma che, in certe circostanze, sono soggetti a un’esperienza archetipica religiosa.

Rolando Toro, creatore del Sistema Biodanza, considerava la trascendenza come uno dei cinque potenziali umani innati e che possono svilupparsi in relazione all’ambiente.
Per Toro la trascendenza ha un’origine biologica e un’infrastruttura istintiva in quanto la ricerca di armonizzazione con la natura nella sua totalità è una funzione organica che culmina con l’esperienza suprema di identificazione con l’universo.
Sempre secondo Toro l’impulso mistico è viscerale, e tale esperienza provoca delle profonde modificazioni organiche ed esistenziali.(Vedi R.Toro  – 2000)

 

 

“La ricerca della felicità è un diritto delle persone” – Assemblea Generale delle Nazioni Unite

rolando toro,

Pubblico la lettera ricevuta da uno dei figli del compianto Rolando Toro Araneda con l’invito a partecipare all’incontro organizzato da prestigiose università e istituzioni pubbliche e dedicato alle figure che maggiormente contribuiscono a creare relazioni sane e felicità nelle persone. Rolando Toro e la Biodanza vengono definite come “CONTAGIATORI DI EMOZIONI POSITIVE”

 

Stimata Cecilia Toro,
nel darle i nostri saluti, desideriamo ringraziare pubblicamente suo padre, Rolando Toro, attraverso di voi e la vostra famiglia per il contributo che ha lasciato la sua impronta per le “Relazioni sane e la Felicità” nel nostro paese.
Recentemente, il 19 luglio 2011, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato che “La ricerca della felicità è un diritto delle persone”, esortando gli Stati a ricercare misure volte a integrare questo diritto nelle loro politiche pubbliche.

A partire da questo desiderio globale, con diverse organizzazioni nazionali abbiamo convocato un grande incontro il 26 e 27 maggio 2012, per pensare e condividere le idee e le azioni riguardanti relazioni sane e felicità in un “Cile che si prende cura di se”.

Questo incontro e organizzato dalla “Healthy UC Università Cattolica del Cile” e “Al nostro Sud”, ed è sponsorizzato dalla Pontificia Università Cattolica del Cile, l’Università del Cile, Ministero degli Affari Esteri, il Programma Select Healthy Living, il Ministero della Pubblica Istruzione, Azione per la Felicità, il Medical College, La Società cilena di Psichiatria, Neurologia e Neurochirurgia, La Società di Pediatria del Cile, la società cilena di Psicologia Clinica, Un Tetto per il Chile, Produzioni e Azioni di Responsabilità sociale delle imprese.

Nel contesto di questo incontro abbiamo deciso di effettuare, Sabato 26 Maggio 2012 alle ore 20:30 al parco Araucano, una cerimonia di ringraziamento per le persone o istituzioni che contribuiscono alle relazioni sane e alla felicità in Cile e nel mondo, definendo 6 categorie:
1) relazioni sane,
2) Gesti di generosità,
3) Contagiatori di emozioni positive,
4) La spiritualità e il senso della vita
5) Contributo per lo sviluppo tecnico e di ricerca
6) Contributo internazionale.
Considerando il grande contributo di Rolando Toro al nostro mondo, in particolare nella categoria Contagiatori di emozioni positive, dal momento che grazie all’esperienza di Biodanza molti cileni hanno cominciato a essere persone più felici, che contagiano con la loro felicità altre persone e trasformano questo paese in un posto migliore in cui vivere, vogliamo ringraziare pubblicamente Rolando Toro per il suo contributo nella costruzione di relazioni sane e migliori per la qualità della vita in Cile.
In attesa della vostra risposta e lieti di averti in questa cerimonia,

Grazie.
Cordiali saluti

Dr.Daniel Martinez Aldunate [Direttore del I Incontro delle Relazioni salutari e della Felicità]
E.U. Aixa Contreras Mejias [Direttrice UC della Salute , Università Pontificia Cattolica]

http://www.relacionessaludables.cl/la-felicidad-es-buena-y-contegiosa-para-la-salud/

Eco-fattori in Biodanza – Lewin, Toro, Brofenbrenner

ecologia.jpgUno degli aspetti che contraddistinguono la metodologia di Biodanza è certamente quello di utilizzare unampia serie di esercizi che sviluppandosi allinterno dellinterazione di gruppo diventano vere e proprie esperienze di vita integranti per i singoli partecipanti.
Lipotesi di partenza, che appare decisamente geniale per la sua semplicità e acutezza, è quella di offrire al partecipante ad un percorso di Biodanza una serie ripetuta di stimoli, detti eco-fattori positivi per le loro caratteristiche salutari di connessione alla vita, dove ognuno diventa creatore e ricevente dello stimolo stesso.

Così Rolando Toro descrive gli eco-fattori nel modello teorico di Biodanza:
Lo sviluppo evolutivo si realizza nella misura in cui le potenzialità genetiche trovano nell’esistenza delle opzioni per attuarsi. Tali potenzialità possono essere ostacolate o stimolate dal contatto con l’ambiente, i cui stimoli, in grado di inibire o favorire l’espressione genetica, sono rappresentati nel modello teorico dagli ‘ecofattori’.
Questi ultimi sono considerati positivi quando stimolano l’espressione delle potenzialità genetiche, negativi quando la inibiscono.
La Biodanza crea dei campi molto concentrati di eco-fattori positivi in modo da permettere la stimolazione e lo sviluppo delle potenzialità genetiche. I livelli di ascesa lungo la spirale evolutiva dipendono dagli incontri con gli altri; questi incontri sono delle esperienze inedite, dei nuovi dati che appaiono di volta in volta nella vita di ognuno e che condizionano il processo evolutivo…….

Continua a questo link

 

Intervista al Dott. Paolo Bongioanni sull’importanza della Biodanza per i malati di Parkinson

 

La Biodanza di Rolando Toro per i malati di Parkinson
 

La Biodanza®, disciplina olistica fondata dall’antropologo e psicologo cileno Rolando Toro (1924-2010) come sistema di integrazione (motoria ed affettivo-relazionale) della persona, viene proposta, per la prima volta a Pisa, da Cristina Vannini (Il Cerchio della Vita) allo scopo di offrire un valido contributo riabilitativo ai malati di Parkinson.

Il primo ciclo di dodici incontri, con supervisione a cura del Dott. Paolo Bongioanni (NeuroCare onlus), partirà il 19 Gennaio 2011 presso la Sala Prove della Stazione Leopolda di Pisa e verrà offerto gratuitamente.

Sono invitati a far parte del Gruppo di lavoro le persone con Morbo di Parkinson, i loro familiari e gli operatori interessati.
Un incontro propedeutico (il 15/01/2011) ed uno post-conclusivo (16/04/2011) con i Parkinsoniani avranno lo scopo di valutare dal punto di vista clinico alcuni parametri psicoaffettivi, cognitivi e motori, con l’intento di apprezzare le modifiche intercorse in ciascun partecipante a seguito dell’attività svolta.

Per Informazioni ed Iscrizioni: 335-80.93.151 (Cristina Vannini)

http://www.neurocare-onlus.it/news-associazione-neurocare-onlus.php#3

Serata di Biodanza in ricordo di Rolando Toro a Genova

Ars%20Magna5.jpgAd un anno dalla scomparsa di Rolando Toro, geniale creatore del Sistema Biodanza, gli insegnanti di Biodanza di Genova e della Liguria desiderano ricordarlo in una serata aperta dove verranno proiettate immagini, lette alcune delle sue poesie e proposta una sessione di Biodanza condotta da tutti gli insegnanti del territorio.

L’evento è gratuito, aperto a tutti coloro che conoscono o vogliono conoscere la Biodanza, che desiderano danzare insieme per una sera e conoscere un pò di più Rolando Toro.

Chi vorrà partecipare può portare qualcosa da bere o da mangiare da condividere in un rinferesco finale.

L’incontro inizierà alle 20.30 di SABATO 12 FEBBRAIO 2011 

presso la palestra Spaziodanza2 sede della Scuola di Biodanza della Liguria.

Vico A. di Bozzolo – Genova Sampierdarena

 

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Rolando Toro creatore della Biodanza

Rolando Toro biodanza les.jpg

 

Un bellisimo video in ricordo di Rolando Toro, creatore della Biodanza, che ne ripercorre il cammino esistenziale, la carriera, lo sviluppo della disciplina e il grande viaggio che fece nel cuore dell’umanità lasciando un ricordo indelebile a chi lo conobbe di persona o indirettamente.

 

 

 

 

 

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Una delle ultime interviste a Rolando Toro creatore della Biodanza e a Franco Sammaciccia

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E’ disponibile il file audio di un’intervista di Valeria Cazzaniga, gentilmente concessa alla redazione di questo blog, a Franco Sammaciccia, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico delle DBN, nell”ambito del convegno dell’ottobre 2009 presso la sede della Regione Lombardia.
I temi principali sono quelli relativi alla regolamentazione dei percorsi formativi per gli operatori delle varie Discipline Bio Naturali e i relativi ambiti di intervento.


 http://biodanzando.myblog.it/media/00/02/1413923004.mp3

questo link avevo già trattato dell’argomento e si può accedere alla registrazione video della terza parte del convegno.
La prima e la seconda parte della registrazione integrale del convegno si trovano ai rispettivi collegamenti

 

Sempre nell’ambito dello stesso convegno Valeria Cazzaniga ha intervistato Rolando Toro 
Il testo è tratto dal blog http://spiralieleoni.blogspot.com/search/label/Rolando%20Toro

Nella prima parte è presente la sintesi del suo intervento al convegno e successivamente l’intervista integrale.

 

Questa una delle sue ultime interviste in cui Toro spiega l’applicazione della biodanza sull’anziano, rilasciata il 24 ottobre 2009 in occasione del convegno: “L’arco della vita: la vecchiaia non è una malattia, del dbn un nuovo orizzonte”, svoltosi a Milano presso il palazzo della Regione, che ha patrocinato l’evento.
Per dbn si intendono le discipline bionaturali, tra le quali rientra anche la Biodanza, definite con apposita legge regionale del 2005.
Secondo Rolando Toro l’idea che l’anziano abbia in corso un processo di deterioramento è discutibile.
Come il giovane contiene potenziali precoci, così l’anziano racchiude in sé potenziali tardivi, che vengono espressi possibilmente in un ambiente stimolante, il cosiddetto “ambiente arricchito” , ovvero “una combinazione di stimolo inanimato e sociale”.
E proprio la Biodanza, secondo Rolando Toro, costituisce un ambiente arricchito e viene tutt’ora utilizzata come strumento di riabilitazione dell’anziano, anche negli ospedali, per far emergere questi potenziali tardivi.
Nella Biodanza, letteralmente “danzare la vita”, i praticanti vengono accompagnati, a suon di musica, a sciogliersi gradualmente nella danza e nel contatto, per cercare di far emergere la propria unicità, in armonia con gli altri e con l’ambiente.
La Biodanza favorisce l’integrarsi nella vita del rapporto tra natura e cultura, e, non ultimo, l’abbandonarsi all’ascolto delle proprie percezioni ed emozioni.
Per comprendere meglio il significato di potenziale tardivo, basta osservare alcuni grandi personaggi della storia, ma anche del nostro presente.
Picasso, per esempio, dipinge I saltimbanchi nella sua età senile, massima opera pittorica della sua vita.
Il genio di Reiner Maria Rilke emerge dopo i 35 anni, mentre Tiziano all’età di 90 anni riesce a dipingere nel “La coronazione di spine”, l’immagine di un Cristo trascendente, illuminato e non già sofferente.
E ancora Einstein esprime nella sua vecchiaia una filosofia con aspetti umani di rilevante e immensa grandezza.
“Il vecchio è meraviglioso” – sostiene con amore Rolando Toro.
La stessa Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina, ha scoperto che il cervello è in grado di rinnovarsi, attraverso il fattore di crescita neuronale, ma, affinchè il cervello cresca, è necessario usarlo.
La scoperta ha mostrato un’altra linea interpretativa della visione evolutiva del cervello, prima di allora ritenuto una massa di cellule nervose il cui numero era determinato in ogni individuo, senza la possibilità di rinnovarsi; grazie invece all’uso permanente del cervello in un ambiente arricchito, il sistema nervoso si rinnova.
“La stessa Rita Levi Montalcini ha 100 anni ed è una donna meravigliosa, dotata di sensatezza e grande impegno contro l’ingiustizia” – sostiene Rolando.
Di tale orientamento è la “genomica sociale” di Ernest Rossi, scienziato e analista junghiano, che rinnova la genetica classica Mendeliana, applicandola al comportamento.
In particolari circostanze, i geni modificano il comportamento e questo modifica i geni, come può accadere velocemente nella Biodanza.
Qui l’emozione trova un libero fluire e spesso è molto intensa. Svariate le sfaccettature: allegria, erotismo, tenerezza e stati di regressione.
E’ facile dunque per un anziano, provare l’amore appassionato dell’età giovanile. Secondo Rolando, addirittura, il vecchio è più vicino all’erotismo di quanto non lo sia il giovane.

Ma quali sono dunque questi “potenziali tardivi”? Eccone alcuni: nella vecchiaia la percezione del tempo è breve e per lui ogni istante è prezioso. Come dice Rilke: “nella vita il quotidiano parla a bassa voce con l’eternità”.
Nell’età senile si scoprono la profondità e l’essenzialità, sulle quali magari un giovane non si sofferma.
Secondo Rolando il giovane è formale, il vecchio sa essere trasgressivo.
Il vecchio vede l’anima di una donna giovane, il giovane solo il suo corpo o l’estetica.
Il vecchio conosce la sintesi e non solo i dettagli. E la sintesi è il dono dei saggi e dei filosofi.
E’ un concetto più in linea con il pensiero orientale, che non con quello consumistico occidentale.
Affascinate concetto quello dei potenziali tardivi e l’utilizzo della Biodanza negli anziani, figli, come noi, di una severa educazione vittoriana.

 

Le domande

 
“Quali ostacoli ha incontrato nell’insegnamento della Biodanza agli anziani?” chiedo a Rolando.
“Nessuno” – mi risponde – “Gli anziani che la praticano sono migliaia, pressoché in tutti i Paesi. In Spagna, per esempio, solo a Bilbao ci sono 300 anziani appassionati ad essa.”
“Quanto agli ostacoli” – prosegue – in genere gli anziani non pongono muri, vista la progressività molto sottile e delicata che caratterizza la Biodanza. I primi esercizi sono semplicemente quelli di camminare con la musica ed esprimere emozioni con la musica.
Un altro esercizio, sempre iniziale, è quello delle ronde, nel quale la persona inizia a prendere contatto con due persone a destra e a sinistra e la persona sente le sue emozioni senza pregiudizi o paura.
Esistono molti esercizi preparatori, come l’eutonia, nel quale c’è contatto con altro, un’emozione con un altro e un contatto leggero.”
“Esistono poi esercizi” – continua –sulla base musicale della samba, che hanno carattere ludico e le persone pur toccandosi non sentono che stanno avendo un contatto che può essere compromettente. Esistono danze sulla base musicale del walzer in cui tu balli con un’altra persona con un contatto minimo. Nel corso di diverse lezioni l’anziano scopre che gli piace.”

“Forse gli anziani di cultura più mediterranea?”
“No, questo succede in tutto il mondo: in tutta l’America Latina, in Africa, in Gabon, in Nuova Zelanda, in Canada, in ogni luogo e il linguaggio è universale; la dimensione di gruppo ti fa entrare in una complicità. Qui possiamo abbracciarci per salutarci, magari in un’altra occasione non si può, perché questo è il gruppo e questa è la disciplina.
Più avanti può succedere frequentemente, che un uomo si innamori di un’altra donna, lei gli corrisponde, e si abbracciano ancora più forte.”
“Molte terapie” – insiste – si basano sul contatto. Fortunatamente il pregiudizio riguardo al contatto, legato alla religione, più forte 50 anni fa, è stato superato.
Non ci sono ostacoli istituzionali perché lavoriamo all’interno del sistema strutturale della società
Esiste una regola in Biodanza, il feedback, secondo cui esiste una reciprocità nella risposta; mancando il feedback non c’è risposta.”

Poi proviamo a ballare, in una piccola vivencia, uniti come in un normale ballo liscio, ma con la mano che tocca la mia spalla.

“Se c’è musica – spiega – e io comincio a dare un passo e tu non mi segui, io mi fermo.
Se vuoi un contatto che mantenga una certa distanza, l’altro lo rispetta. In questo modo non ci può essere una vittima o un invasore.

“Dalla Chiesa come siete visti?”
“Ci sono reazioni diverse. Abbiamo suore e sacerdoti che fanno Biodanza. Noi non concordiamo con preconcetti e pregiudizi della Chiesa e questo lo chiariamo a tutto il mondo”.

“Quali pregiudizi?”
Che il contatto è pericoloso e peccato.

Magari qualche anno fa…
“In effetti è un preconcetto vecchio. In molte chiese i sacerdoti chiedono che la gente si prenda per mano, forse tra i protestanti e alcuni cattolici.
La carezza e l’abbraccio hanno effetti terapeutici e questo è provato dalla scienza.
Sono stati fatti esperimenti scientifici, sono stati misurati il battito cardiaco, il movimento peristaltico dell’intestino e la circolazione sanguigna.
Se vai col tuo fidanzato a biodanza, puoi fare esercizio di contatto con lui, non sei obbligato, salvo che alcuni innamorati, si danno il permesso.”

“Gli stessi esseri che compartecipano di queste emozioni, al di fuori della sessione di Biodanza come vivono il quotidiano?”
“Noi consideriamo l’umanità malata e piena di paure. La libertà che hai all’interno della classe di biodanza, non è applicabile in strada, perché, se la utilizzi la gente si spaventa. Ma dopo qualche sessione viene spontaneo abbracciare gli esseri intorno a te: figli, amici, marito.
La competizione è un modo di relazionarsi con il patologico.”
La collaborazione è il legame affettivo corretto per Rolando, di celebrazione e stimolo dell’altro.
“Le persone cambiano molto quando fanno biodanza.” – prosegue – “Perché quando arrivano si portano dietro nel loro pensiero tutta questa paura del contatto e i pregiudizi della loro cultura.
Anche nella lotta c’è un contatto, anche nelle arti marziali. E la ritengo sana. Fin da piccoli ci dobbiamo guadagnare il territorio, anche per il rispetto di certe regole morali. La competizione sana fa parte di una capacità superiore e manifesta, non è la manipolazione da parte dei capi, o dei dirigenti di un’azienda.
A noi non interessano sport competitivi, che distruggono e sono contro la vita.”

“Sua figlia fa boxe se non sbaglio?”
“Effettivamente esiste una compresenza. Una cosa non esclude altra. Per esempio la violenza per autoprotezione è legittima. Io sono karateka e non uso il karate. Ma se un giorno mi si presenta una situazione di pericolo, io uso violenza.

“Come ci salutiamo?” Rolando mi congeda con un avvolgente, immancabile…abbraccio, in perfetto stile biodanza.

 

 

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La Biodanza di Rolando Toro e la Gestalt di Fritz Perls

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Nel mio post di qualche giorno fa appare la sintesi di un intervento di Rolando Toro al Congresso Mondiale di Biodanza del 2008, sicuramente uno dei molti bei ricordi di Rolando che girano in rete e che contribuirà insieme a tanti altri a portare avanti il suo pensiero e la sua memoria sia verso chi lo conobbe in vita e chi solo attraverso la sua opera.

Rolando parla di uno dei temi che più gli stavano a cuore e che maggiormente ha influenzato tutto il Sistema Biodanza, quello dell’incontro umano da contrapporre all’eccesso di individualismo.  Tutti sanno che Rolando amava chiamare Biodanza “la poetica dell’incontro umano”.

 

Alla fine del suo intervento fa riferimento al pensiero di un altro grande protagonista del movimento dello sviluppo del potenziale umano e della psicologia umanistico-esistenziale, Fritz Perls.
In particolare si riferisce alla famosa e cosiddetta  “Preghiera della Gestalt”

 

“Io sono la mia via e tu la tua.
Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative.
Tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative.

Tu sei tu ed io sono io….
E se per caso ci incontriamo allora è splendido!
Altrimenti non ci possiamo fare niente.”

 

 

Rolando alla fine del suo intervento entra in una sottile disputa verbale con Fritz Perls sottolineando come secondo lui incontrarsi è meraviglioso ma l’ipotesi contraria sarebbe una vera tragedia.
Si tratta di una riflessione molto bella che rinforza il messaggio che la Biodanza vuole portare nel mondo invitando tutti gli esseri umani ad avvicinarsi sempre più tra gli appartenenti alla stessa specie per coglierne le similitudini piuttosto che le differenze che comunque rappresentano una ricchezza.
La vicinanza con l’altro trova la sua maggiore espressione nell’incontro di sguardi e nella corporeità dell’abbraccio.  

Da anni ormai ho sposato quasi nella sua totalità il lavoro di Rolando Toro dedicando la maggior parte del mio tempo allo studio e divulgazione della Biodanza che ritengo una delle migliori attività di gruppo per favorire benessere, sviluppo personale e sani legami tra le persone.

Altresì in questi ultimi dodici anni la mia ricerca e la mia formazione ha spaziato in molteplici aree parallele inerenti la ricerca del benessere e la crescita personale avvicinandomi in maniera decisa alla Psicoterapia della Gestalt di Fritz Perls sia come percorso di formazione che come terapia personale, attualmente utilizzo questo approccio, integrato ad altri, e le sue tecniche sia in alcuni dei miei gruppi che nelle sedute individuali, ritengo la Gestalt molto efficace e certamente non sono l’unico.

Premesso quindi che mi sento molto legato ad entrambi questi orientamenti e alle geniali intuizioni dei fondatori voglio prendermi il tempo per alcune ulteriori considerazioni.

Quando Fritz Perls ha creato la famosa preghiera della Gestalt lo fece per sensibilizzare il cliente verso l’assunzione di responsabilità nei confronti della propria vita cosa che non è però possibile fare con quella degli altri, insomma ognuno è responsabile ma solo per se stesso

 “assumersi responsabilità per un altro, interferire con la sua vita e sentirsi onnipotenti sono la stessa cosa”

“sarò con te. Sarò con te con il mio interesse, la mia noia, la mia pazienza, la mia rabbia, la mia disponibilità. Sarò con te […] ma non ti posso aiutare. Sarò con te. Tu farai quello che riterrai necessario”

F. Perls

 

Perls faceva ripetere questa preghiera ai suoi pazienti/clienti soprattutto quando doveva agire sulla “confluenza” e cioè uno dei principali meccanismi di evitamento di contatto con l’esperienza che vengono trattati in Gestalt.
Si parla di confluenza quando un individuo perde i propri confini e ad esempio vive in maniera simbiotica o fusionale una relazione di coppia oppure l’appartenenza incondizionata e acritica ad un gruppo. Insomma quando viene meno la differenziazione e quindi secondo la Gestalt il Sé non è identificato.
Lo stesso tema è stato altresì ben trattato da Rolando Toro nella teoria e pratica della Biodanza per quanto riguarda tutto il lavoro sul rinforzo dell’identità sostenendo appunto che ha confini netti.
Pertanto i due concetti relativi a confluenza (Gestalt) e identità debole (Biodanza) sono molto simili.

Certo la Preghiera della Gestalt di Fritz Perls può essere fraintesa come anche afferma S. Ginger (1990)

“E’ fondamentalmente al fine di denunciare la confluenza che Perls ha composto la sua famosa “Preghiera della Gestalt” che ha fatto scorrere fiumi di inchiostro e gli ha attirato numerose critiche di egoismo da parte di coloro che non sono stati capaci di comprenderne lo spirito.”

Ci tenevo a sottolineare questo aspetto perché trovo molto più vicini di quanto molti possano pensare questi due approcci e ad un osservatore attento non può sfuggire come l’orientamento teorico di Rolando Toro pur essendo unico e inconfondibile per la sua efficacia e genialità sia stato sicuramente influenzato da alcuni capisaldi del precedente lavoro di Fritz Perls.
Tra i tanti cito le correnti fenomenologico-esistenzialiste (Husserl, Buber, Jaspers, Heidegger, Merlau Ponty), le teorie biologiche relative all’omeostasi e alla tendenza all’autoregolazione dell’organismo, il ciclo dell’istinto, l’adattamento creativo all’ambiente, l’etologia di Lorenz, il qui ed ora e il contatto pieno con l’esperienza vissuta, il risveglio dell’organismo ad una vita più piena, l’integrazione di parti di sè frammentate, la coordinazione motoria contro la nevrastenia, la relazione soddisfacente con il proprio Sé-gli altri-l’ambiente, un nuovo approccio verso il piacere e il recupero di uno spirito dionisiaco come atto rivoluzionario, il lavoro in acqua calda, l’espressione delle emozioni, il lavoro sul corpo…

Insomma continuando a seguire la via maestra tracciata da Rolando Toro verso un’integrazione proveniente da varie scuole teoriche e pratiche che arricchite dalla sua genialità e sensibilità d’animo ha dato origine alla Biodanza è sempre più auspicabile un approccio pluralista integrato come da anni ormai sta avvenendo nel counseling, nelle biodisicpline e nella psicoterapia. Sempre più sono gli autori e ricercatori a ritenere che nessun approccio può ritenersi quello adatto per tutti mentre un pluralismo integrato di tecniche e teorie da applicare secondo i differenti contesti sia l’approccio migliore nella relazione di aiuto.

 

 

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