06 aprile 2011
Eco-fattori in Biodanza – Lewin, Toro, Brofenbrenner
Uno degli aspetti che contraddistinguono la metodologia di Biodanza è certamente quello di utilizzare un’ampia serie di esercizi che sviluppandosi all’interno dell’interazione di gruppo diventano vere e proprie esperienze di vita integranti per i singoli partecipanti.
L’ipotesi di partenza, che appare decisamente geniale per la sua semplicità e acutezza, è quella di offrire al partecipante ad un percorso di Biodanza una serie ripetuta di stimoli, detti eco-fattori positivi per le loro caratteristiche salutari di connessione alla vita, dove ognuno diventa creatore e ricevente dello stimolo stesso.
Così Rolando Toro descrive gli eco-fattori nel modello teorico di Biodanza:
Lo sviluppo evolutivo si realizza nella misura in cui le potenzialità genetiche trovano nell'esistenza delle opzioni per attuarsi. Tali potenzialità possono essere ostacolate o stimolate dal contatto con l'ambiente, i cui stimoli, in grado di inibire o favorire l'espressione genetica, sono rappresentati nel modello teorico dagli 'ecofattori'.
Questi ultimi sono considerati positivi quando stimolano l'espressione delle potenzialità genetiche, negativi quando la inibiscono.
La Biodanza crea dei campi molto concentrati di eco-fattori positivi in modo da permettere la stimolazione e lo sviluppo delle potenzialità genetiche. I livelli di ascesa lungo la spirale evolutiva dipendono dagli incontri con gli altri; questi incontri sono delle esperienze inedite, dei nuovi dati che appaiono di volta in volta nella vita di ognuno e che condizionano il processo evolutivo.......
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01 aprile 2011
Intervista al Dott. Paolo Bongioanni sull'importanza della Biodanza per i malati di Parkinson
La Biodanza di Rolando Toro per i malati di Parkinson
La Biodanza®, disciplina olistica fondata dall’antropologo e psicologo cileno Rolando Toro (1924-2010) come sistema di integrazione (motoria ed affettivo-relazionale) della persona, viene proposta, per la prima volta a Pisa, da Cristina Vannini (Il Cerchio della Vita) allo scopo di offrire un valido contributo riabilitativo ai malati di Parkinson.
Il primo ciclo di dodici incontri, con supervisione a cura del Dott. Paolo Bongioanni (NeuroCare onlus), partirà il 19 Gennaio 2011 presso la Sala Prove della Stazione Leopolda di Pisa e verrà offerto gratuitamente.
Sono invitati a far parte del Gruppo di lavoro le persone con Morbo di Parkinson, i loro familiari e gli operatori interessati.
Un incontro propedeutico (il 15/01/2011) ed uno post-conclusivo (16/04/2011) con i Parkinsoniani avranno lo scopo di valutare dal punto di vista clinico alcuni parametri psicoaffettivi, cognitivi e motori, con l’intento di apprezzare le modifiche intercorse in ciascun partecipante a seguito dell’attività svolta.
Per Informazioni ed Iscrizioni: 335-80.93.151 (Cristina Vannini)
http://www.neurocare-onlus.it/news-associazione-neurocare-onlus.php#3
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08 febbraio 2011
Serata di Biodanza in ricordo di Rolando Toro a Genova
Ad un anno dalla scomparsa di Rolando Toro, geniale creatore del Sistema Biodanza, gli insegnanti di Biodanza di Genova e della Liguria desiderano ricordarlo in una serata aperta dove verranno proiettate immagini, lette alcune delle sue poesie e proposta una sessione di Biodanza condotta da tutti gli insegnanti del territorio.
L'evento è gratuito, aperto a tutti coloro che conoscono o vogliono conoscere la Biodanza, che desiderano danzare insieme per una sera e conoscere un pò di più Rolando Toro.
Chi vorrà partecipare può portare qualcosa da bere o da mangiare da condividere in un rinferesco finale.
L'incontro inizierà alle 20.30 di SABATO 12 FEBBRAIO 2011
presso la palestra Spaziodanza2 sede della Scuola di Biodanza della Liguria.
Vico A. di Bozzolo - Genova Sampierdarena
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06 ottobre 2010
Rolando Toro creatore della Biodanza
Un bellisimo video in ricordo di Rolando Toro, creatore della Biodanza, che ne ripercorre il cammino esistenziale, la carriera, lo sviluppo della disciplina e il grande viaggio che fece nel cuore dell'umanità lasciando un ricordo indelebile a chi lo conobbe di persona o indirettamente.
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13 luglio 2010
Una delle ultime interviste a Rolando Toro creatore della Biodanza e a Franco Sammaciccia
E' disponibile il file audio di un'intervista di Valeria Cazzaniga, gentilmente concessa alla redazione di questo blog, a Franco Sammaciccia, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico delle DBN, nell''ambito del convegno dell'ottobre 2009 presso la sede della Regione Lombardia.
I temi principali sono quelli relativi alla regolamentazione dei percorsi formativi per gli operatori delle varie Discipline Bio Naturali e i relativi ambiti di intervento.
a questo link avevo già trattato dell'argomento e si può accedere alla registrazione video della terza parte del convegno.
La prima e la seconda parte della registrazione integrale del convegno si trovano ai rispettivi collegamenti
Sempre nell'ambito dello stesso convegno Valeria Cazzaniga ha intervistato Rolando Toro
Il testo è tratto dal blog http://spiralieleoni.blogspot.com/search/label/Rolando%20Toro
Nella prima parte è presente la sintesi del suo intervento al convegno e successivamente l'intervista integrale.
Questa una delle sue ultime interviste in cui Toro spiega l’applicazione della biodanza sull’anziano, rilasciata il 24 ottobre 2009 in occasione del convegno: “L’arco della vita: la vecchiaia non è una malattia, del dbn un nuovo orizzonte”, svoltosi a Milano presso il palazzo della Regione, che ha patrocinato l’evento.
Per dbn si intendono le discipline bionaturali, tra le quali rientra anche la Biodanza, definite con apposita legge regionale del 2005.
Secondo Rolando Toro l’idea che l’anziano abbia in corso un processo di deterioramento è discutibile.
Come il giovane contiene potenziali precoci, così l’anziano racchiude in sé potenziali tardivi, che vengono espressi possibilmente in un ambiente stimolante, il cosiddetto “ambiente arricchito” , ovvero “una combinazione di stimolo inanimato e sociale”.
E proprio la Biodanza, secondo Rolando Toro, costituisce un ambiente arricchito e viene tutt’ora utilizzata come strumento di riabilitazione dell’anziano, anche negli ospedali, per far emergere questi potenziali tardivi.
Nella Biodanza, letteralmente “danzare la vita”, i praticanti vengono accompagnati, a suon di musica, a sciogliersi gradualmente nella danza e nel contatto, per cercare di far emergere la propria unicità, in armonia con gli altri e con l'ambiente.
La Biodanza favorisce l’integrarsi nella vita del rapporto tra natura e cultura, e, non ultimo, l’abbandonarsi all'ascolto delle proprie percezioni ed emozioni.
Per comprendere meglio il significato di potenziale tardivo, basta osservare alcuni grandi personaggi della storia, ma anche del nostro presente.
Picasso, per esempio, dipinge I saltimbanchi nella sua età senile, massima opera pittorica della sua vita.
Il genio di Reiner Maria Rilke emerge dopo i 35 anni, mentre Tiziano all’età di 90 anni riesce a dipingere nel “La coronazione di spine”, l’immagine di un Cristo trascendente, illuminato e non già sofferente.
E ancora Einstein esprime nella sua vecchiaia una filosofia con aspetti umani di rilevante e immensa grandezza.
“Il vecchio è meraviglioso” - sostiene con amore Rolando Toro.
La stessa Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina, ha scoperto che il cervello è in grado di rinnovarsi, attraverso il fattore di crescita neuronale, ma, affinchè il cervello cresca, è necessario usarlo.
La scoperta ha mostrato un’altra linea interpretativa della visione evolutiva del cervello, prima di allora ritenuto una massa di cellule nervose il cui numero era determinato in ogni individuo, senza la possibilità di rinnovarsi; grazie invece all’uso permanente del cervello in un ambiente arricchito, il sistema nervoso si rinnova.
“La stessa Rita Levi Montalcini ha 100 anni ed è una donna meravigliosa, dotata di sensatezza e grande impegno contro l’ingiustizia” - sostiene Rolando.
Di tale orientamento è la “genomica sociale” di Ernest Rossi, scienziato e analista junghiano, che rinnova la genetica classica Mendeliana, applicandola al comportamento.
In particolari circostanze, i geni modificano il comportamento e questo modifica i geni, come può accadere velocemente nella Biodanza.
Qui l’emozione trova un libero fluire e spesso è molto intensa. Svariate le sfaccettature: allegria, erotismo, tenerezza e stati di regressione.
E’ facile dunque per un anziano, provare l’amore appassionato dell’età giovanile. Secondo Rolando, addirittura, il vecchio è più vicino all’erotismo di quanto non lo sia il giovane.
Ma quali sono dunque questi “potenziali tardivi”? Eccone alcuni: nella vecchiaia la percezione del tempo è breve e per lui ogni istante è prezioso. Come dice Rilke: “nella vita il quotidiano parla a bassa voce con l’eternità”.
Nell’età senile si scoprono la profondità e l’essenzialità, sulle quali magari un giovane non si sofferma.
Secondo Rolando il giovane è formale, il vecchio sa essere trasgressivo.
Il vecchio vede l’anima di una donna giovane, il giovane solo il suo corpo o l’estetica.
Il vecchio conosce la sintesi e non solo i dettagli. E la sintesi è il dono dei saggi e dei filosofi.
E’ un concetto più in linea con il pensiero orientale, che non con quello consumistico occidentale.
Affascinate concetto quello dei potenziali tardivi e l’utilizzo della Biodanza negli anziani, figli, come noi, di una severa educazione vittoriana.
Le domande
“Quali ostacoli ha incontrato nell’insegnamento della Biodanza agli anziani?” chiedo a Rolando.
“Nessuno” - mi risponde – “Gli anziani che la praticano sono migliaia, pressoché in tutti i Paesi. In Spagna, per esempio, solo a Bilbao ci sono 300 anziani appassionati ad essa.”
“Quanto agli ostacoli” – prosegue - in genere gli anziani non pongono muri, vista la progressività molto sottile e delicata che caratterizza la Biodanza. I primi esercizi sono semplicemente quelli di camminare con la musica ed esprimere emozioni con la musica.
Un altro esercizio, sempre iniziale, è quello delle ronde, nel quale la persona inizia a prendere contatto con due persone a destra e a sinistra e la persona sente le sue emozioni senza pregiudizi o paura.
Esistono molti esercizi preparatori, come l’eutonia, nel quale c’è contatto con altro, un’emozione con un altro e un contatto leggero.”
“Esistono poi esercizi” – continua –sulla base musicale della samba, che hanno carattere ludico e le persone pur toccandosi non sentono che stanno avendo un contatto che può essere compromettente. Esistono danze sulla base musicale del walzer in cui tu balli con un’altra persona con un contatto minimo. Nel corso di diverse lezioni l’anziano scopre che gli piace.”
“Forse gli anziani di cultura più mediterranea?”
“No, questo succede in tutto il mondo: in tutta l’America Latina, in Africa, in Gabon, in Nuova Zelanda, in Canada, in ogni luogo e il linguaggio è universale; la dimensione di gruppo ti fa entrare in una complicità. Qui possiamo abbracciarci per salutarci, magari in un’altra occasione non si può, perché questo è il gruppo e questa è la disciplina.
Più avanti può succedere frequentemente, che un uomo si innamori di un’altra donna, lei gli corrisponde, e si abbracciano ancora più forte.”
“Molte terapie” – insiste – si basano sul contatto. Fortunatamente il pregiudizio riguardo al contatto, legato alla religione, più forte 50 anni fa, è stato superato.
Non ci sono ostacoli istituzionali perché lavoriamo all’interno del sistema strutturale della società
Esiste una regola in Biodanza, il feedback, secondo cui esiste una reciprocità nella risposta; mancando il feedback non c’è risposta.”
Poi proviamo a ballare, in una piccola vivencia, uniti come in un normale ballo liscio, ma con la mano che tocca la mia spalla.
“Se c’è musica – spiega – e io comincio a dare un passo e tu non mi segui, io mi fermo.
Se vuoi un contatto che mantenga una certa distanza, l’altro lo rispetta. In questo modo non ci può essere una vittima o un invasore.
“Dalla Chiesa come siete visti?”
“Ci sono reazioni diverse. Abbiamo suore e sacerdoti che fanno Biodanza. Noi non concordiamo con preconcetti e pregiudizi della Chiesa e questo lo chiariamo a tutto il mondo”.
“Quali pregiudizi?”
Che il contatto è pericoloso e peccato.
Magari qualche anno fa…
“In effetti è un preconcetto vecchio. In molte chiese i sacerdoti chiedono che la gente si prenda per mano, forse tra i protestanti e alcuni cattolici.
La carezza e l’abbraccio hanno effetti terapeutici e questo è provato dalla scienza.
Sono stati fatti esperimenti scientifici, sono stati misurati il battito cardiaco, il movimento peristaltico dell’intestino e la circolazione sanguigna.
Se vai col tuo fidanzato a biodanza, puoi fare esercizio di contatto con lui, non sei obbligato, salvo che alcuni innamorati, si danno il permesso.”
“Gli stessi esseri che compartecipano di queste emozioni, al di fuori della sessione di Biodanza come vivono il quotidiano?”
“Noi consideriamo l’umanità malata e piena di paure. La libertà che hai all’interno della classe di biodanza, non è applicabile in strada, perché, se la utilizzi la gente si spaventa. Ma dopo qualche sessione viene spontaneo abbracciare gli esseri intorno a te: figli, amici, marito.
La competizione è un modo di relazionarsi con il patologico.”
La collaborazione è il legame affettivo corretto per Rolando, di celebrazione e stimolo dell’altro.
“Le persone cambiano molto quando fanno biodanza.” – prosegue – “Perché quando arrivano si portano dietro nel loro pensiero tutta questa paura del contatto e i pregiudizi della loro cultura.
Anche nella lotta c’è un contatto, anche nelle arti marziali. E la ritengo sana. Fin da piccoli ci dobbiamo guadagnare il territorio, anche per il rispetto di certe regole morali. La competizione sana fa parte di una capacità superiore e manifesta, non è la manipolazione da parte dei capi, o dei dirigenti di un’azienda.
A noi non interessano sport competitivi, che distruggono e sono contro la vita.”
“Sua figlia fa boxe se non sbaglio?”
“Effettivamente esiste una compresenza. Una cosa non esclude altra. Per esempio la violenza per autoprotezione è legittima. Io sono karateka e non uso il karate. Ma se un giorno mi si presenta una situazione di pericolo, io uso violenza.
“Come ci salutiamo?” Rolando mi congeda con un avvolgente, immancabile…abbraccio, in perfetto stile biodanza.
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