Impulsività, autostima e dipendenze. Il Marshmallow test di Walter Mischel

Esiste una correlazione tra l’impulsività nei primi anni di vita e l’autostima, il grado di frustazione e la tendenza alle dipendenze da adulti?

Ecco cosa risulta dal Marshmallow test di Walter Mischel, un esperimento longitudinale conclusosi dopo quasi quarant’anni.

Segnalo un articolo molto chiaro e un video dell’esperimento

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-10-02/resistere-tentazioni-081712_PRN.shtml

 

 

 

La commercializzazione dell’amore

San-francesco.gifSpesso mi è stato chiesto il perché all’interno dei corsi e seminari di Biodanza uno spazio rilevante venga dato all’affettività, alla poetica dell’incontro umano e all’apertura del cuore.

Biodanza non è solo questo e va ben oltre cercando di stimolare tutte le aree di una identità integrata e connessa con la vita, ma fosse solo per lo spazio che dedica allo sviluppo della capacità di empatia o, come afferma Emanuel Levinass, all’epifania dell’incontro con l’altro sarebbe già un ottimo motivo per praticarla spesso.

Leggendo queste poche righe ogni ulteriore commento sull’importanza di una pedagogia del nutrimento affettivo in un contesto di gratuità, e quindi fine a se stesso, può risultare superfluo.


 

Da Henri J. M. Nouwen, – Il primato dell’amore –

Siamo propensi a vedere tutta la nostra esistenza nei termini di un “quid pro quo” – io gratto la tua schiena, così tu gratti la mia -, e partiamo dall’idea che le persone saranno gentili con noi se siamo gentili con loro; che ci aiuteranno se le aiutiamo; che c’inviteranno se le invitiamo; che ci ameranno se le amiamo. E questa convinzione è così profondamente radicata in noi che riteniamo che l’essere amati è qualcosa da guadagnarsi. Nel nostro tempo pragmatico e utilitaristico questa convinzione è diventata ancora più forte e ci è difficile pensare di avere qualcosa in cambio di nulla; tutto dev’essere conquistato: anche una parola gentile, un’espressione di gratitudine, un segno di affetto. Penso che questa mentalità stia alla base di un mucchio di ansia, di tanta inquietudine e agitazione. È come se fossimo sempre in movimento, cercando di provarci a vicenda che meritiamo di essere amati. Il dubbio che alberga in noi ci spinge a un attivismo ancora più frenetico. Cerchiamo così di tenere la testa fuori dell’acqua e di non affogare in una mancanza di rispetto per noi stessi sempre crescente.  La fortissima inclinazione a cercare riconoscimenti, ammirazione,  popolarità e fama è radicata  nella paura che, senza di essi,  siamo senza valore. Si potrebbe chiamarla  la “commercializzazione” dell’amore. Niente per niente, neppure l’amore.
Il risultato è uno stato interiore che ci fa vivere come se il nostro valore come esseri umani dipendesse dal modo in cui gli altri reagiscono nei nostri confronti., Lasciamo che siano gli altri a decidere chi siamo. Pensiamo di essere buoni se gli altri trovano che lo siamo; pensiamo di essere intelligenti se gli altri reputano che lo siano; pensiamo di essere religiosi se lo ritengono anche gli altri… Vendiamo così la nostra anima al mondo, non siamo più padroni in casa nostra. I nostri amici e nemici decidono chi siamo; siamo diventati il trastullo delle loro buone o cattive opinioni…
La cosa tragica, però, è che noi esseri umani non siamo capaci di dissipare gli uni per gli altri la solitudine e la mancanza di rispetto di sé.  Non abbiamo la capacità di alleviare la situazione più radicale gli uni degli altri. La nostra capacità di soddisfare il desiderio più profondo dell’altro è così limitata che rischiamo sempre di nuovo di deluderci a vicenda…

L’attimo fuggente – Ischia 2012

attimo fuggente.jpgL’attimo fuggente, pur con i suoi limiti dal punto di vista cinematografico, è ritenuto un cult-movie entrato a far parte dell’immaginario collettivo soprattutto per i suoi alti contenuti pedagogici.
Ogni processo di formazione va oltre l’apprendimento di pratiche e conoscenze che, per quanto importanti e necessarie, non sono in grado da sole di generare sviluppo, autoefficacia e fiducia nei propri mezzi.

I processi di formazione e di crescita personale hanno un sinonimo che li racchiude tutti: CAMBIAMENTO.
La formazione è lo sviluppo hanno come unico scopo il cambiamento, non è pensabile intraprendere percorsi di questo tipo restando troppo affezionati a vecchi schemi di pensiero e di comportamento, sarebbe solo tempo perso. E’ necessario essere aperti al nuovo e al cambiamento, Per raggiungere il punto che non conosci devi prendere la strada che non conosci (San Giovanni della croce), questo è il presupposto!


Sono proprio questi i temi che incontreremo durante lo stage estivo di ISCHIA 2012.
Favoriti da un contesto piacevole di vacanza e di contatto con la bellezza della natura vi proponiamo di sviluppare questo tema dal quale prende il titolo e spunto l’intero stage.

Il gruppo è quasi completo e sono disponibili ancora pochi posti, tutti i dettagli a questo link
 http://biodanzando.it/ischia.htm

 

 

 

Cogli l’attimo, cogli la rosa quand’è il momento, perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà.


Venite amici, che non è tardi per scoprire un nuovo mondo. 
Io vi propongo di andare più in là dell’orizzonte, e se anche non abbiamo l’energia, che in giorni lontani mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi, unica ed eguale tempra d’eroici cuori, indeboliti forse dal fato, ma con ancora la voglia di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere.


Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi, è da sempre così e così sarà per sempre.

  

Effetto placebo ed effetto nocebo

Temi come il pensiero positivo, la profezia che si autoavvera, la legge di attrazione sono stati spesso trattati su questo blog anche con riferimenti alla ricerca scientifica.

L’effetto plcebo e l’effetto nocebo appartengono sempre alla dimensione delle influenze del pensiero sulla realtà circostante ad ognuno di noi.

Ecco cosa dice la scienza a proposito 


Libera la Maddalena – Genova 13/11/2010

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Prende avvio il 13 novembre  il progetto “Libera la Maddalena” finalizzato a fare della Maddalena il  quartiere simbolo di Genova in cui poter acquistare o consumare prodotti provenienti da terreni sottratti alle mafie.

Il progetto Libera la Maddalena nasce dall’accordo tra il Patto per lo Sviluppo della Maddalena, “Libera: associazioni nomi e numeri contro le mafie”, Libera Terra Mediterraneo, Civ Maddalena.

Con questa iniziativa, la Maddalena assume, nella città di Genova, un significato simbolico nell’elaborazione e comunicazione di un messaggio sul tema della legalità, della responsabilità civile e del contrasto alle mafie.

La degustazione del 13 novembre  è un frammento di un racconto e di un percorso sul tema della legalità che prevede: dibattiti, letture, film, degustazioni critiche, performance artistiche, azioni pilota sulla legalità e la vivibilità nel quartiere.

Le attività economiche del quartiere hanno aderito al progetto, organizzando presso i negozi e le piazzette la degustazione gratuita che avverrà dalle ore 16 alle 19 di sabato.

 

In vico del Fornaro 16 (piazza Postavecchia) un punto informativo distribuirà la mappa della degustazione e sarà visitabile la mostra fotografica di Libera “ Conoscere per capire, capire per agire”.

 

 

 

TUTTA LA CITTADINANZA E’ INVITATA A PARTECIPARE E A DIFFONDERE LA NOTIZIA.

 

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Sta accadendo qualcosa di importante alla Maddalena. Un quartiere che troppo spesso è finito sui giornali nelle pagine per le vicende della criminalità locale. Anche di stampo mafioso. Come la confisca di tre bassi e un appartamento di un affiliato a Cosa Nostra o la recente “Operazione Terra di Nessuno” che ha comportato il sequestro di beni per oltre 5 mln. di Euro (prevalentemente alla Maddalena).
Nel Sestiere della Maddalena Sabato 13, dalle 16 alle 19 sarà infatti possibile degustare una selezione di prodotti agroalimentari provenienti da terreni sottratti alle mafie. Un’iniziativa di Comune di Genova, Libera: associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Libera Terra, CIV Maddalena e Patto per lo Sviluppo della Maddalena che ha registrato una grande risposta nella disponibilità degli operatori economici locali.
Con questa iniziativa, la Maddalena assume, nella città di Genova, un significato simbolico nell’elaborazione e nella comunicazione di un messaggio sul tema della legalità, della responsabilità civile e del contrasto alle mafie.
Per questo riteniamo che ognuno di noi debba fare tutto il possibile per dare la massima visibilità all’evento, facendo girare l’informazione in tutte le proprie reti amicali e sociali. A questo fine abbiamo creato una pagina Facebook (link in fondo alla pagina) come luogo virtuale di aggregazione di tutte le persone, le energie e le risorse che si sentono di condividere questo impegno. 
Ma non solo nell’ottica di questo evento; perché quello di sabato è solo il primo frammento di un racconto e di un percorso sul tema della legalità che prevederà dibattiti, letture, film, degustazioni critiche, performance artistiche e azioni pilota sulla legalità e la vivibilità nel quartiere.
 
 

Teatro di Narrazione

 

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Il Teatro di Narrazione ha tra i suoi precursori Marco Baliani che in questo video esprime l’idea secondo la quale il racconto è l’antagonista all’overdose di immagini

 

 

 

In questo altro video un servizio sul famoso spettacolo relativo all’omicidio Moro

 

 

Altro capostipite del Teatro di Narrazione è Marco Paolini molto conosciuto al grande pubblico sopratutto per lo spettacolo “Il racconto del Vajont”

 

Questo è l’inizio, per chi interessa su You Tube si può guardare l’intero spettacolo 

 

 

Infine per citare il terzo dei più noti autori di Teatro di Narrazione ecco un brano divertente di Ascanio Celestini. Proprio in questi giorni sta per diventare un film il suo spettacolo “Pecora nera”.

 

 

Da www.ascaniocelestini.it/

Ascanio Celestini sta preparando la sua “opera prima” cinematografica tratta dal suo libro “Pecora nera”. La sceneggiatura è firmata da Wilma Labate, Ugo Chiti e lo stesso Celestini.  

Primo ciak il 15 marzo 2010.

 

 

«Il manicomio è un condominio di santi. So’ santi i poveri matti asini sotto le lenzuola cinesi, sudari di fabbricazione industriale, santa la suora che accanto alla lucetta sul comodino suo si illumina come un ex-voto. E il dottore è il più santo di tutti, è il capo dei santi, è Gesucristo».

Così ci racconta Nicola i suoi 35 anni di «manicomio elettrico», e nella sua testa scompaginata realtà e fantasia si scontrano producendo imprevedibili illuminazioni. Nicola è nato negli anni Sessanta, «i favolosi anni Sessanta», e il mondo che lui vede dentro l’istituto non è poi così diverso da quello che sta correndo là fuori – un mondo sempre più vorace, dove l’unica cosa che sembra non potersi consumare è la paura

 

«Non si sa se ridere o piangere, ma non importa niente. In questa compresenza assoluta di comico e di tragico si ritrova incarnata la grande modalità tragica moderna».  

Edoardo Sanguineti.

 

 

 

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Riflessioni sulla coppia

 

 

 

coppia_in_crisi.jpgLa coppia è un allenamento per imparare ad amare.

(Riflessioni tratte dal libro di Natyan – Il Miracolo di Esistere)


 

Formare una coppia significa andare a scuola per apprendere il Vero Amore mentre invece le persone si accoppiano credendo già di amarsi…ed è per questo che vivono di risentimenti, recriminazioni e conflitti usando frasi del tipo: “Io ti amo ma tu non mi ami!”

 

Negli incontri a tema: “La coppia e i segreti dell’altro sesso” capita spesso che le persone, messe davanti alla realtà dei fatti, non si sentano di accettare di riconoscersi incapaci di amare e di ripetere a se stessi e ad altri: “Ma come? Ho fatto tanto per lui (o  lei) ?!”

Ma fatto tanto perchè?? Forse per dimostrare a se stessi: “Ecco, ti dimostro che ti amo, così resterai per sempre accanto a me e me ne sarai grato…!”

Che fondamentalmente significa “si è fatto tanto per il proprio bisogno di avere l’altro (l’altra) con sè”....questa (probabilmente..) è la verità e spesso fa male riconoscerla….è inutile fingere ed ingannarsi…

 

La coppia deve capire che il primo impulso è stato  il bisogno non l’Amore.

Una volta insieme…lui e lei devono imparare a trasformare il proprio bisogno in amore puro e disinteressato.

Devono imparare a crescere e imparare ad accettarsi, capirsi, aiutarsi senza aspettative di ritorno. La coppia è un allenamento per imparare ad amare.

Credere che i propri bisogni emotivi siano Amore è un tragico errore che condurrà la coppia a vivere di recriminazioni e di conflitti..

Ognuno desidererà che l’altro diventi a propria immagine e somiglianza…

Ognuno vorrà cambiare l’altro….

Sarà una vera lotta al massacro che alla fine porterà allo stress, al malcontento e all’inevitabile rottura della relazione.

Il guaio è che molto coppie arrivano a chiedere aiuto quando ormai sono “alla frutta”…

 

Quando sentiamo un rumorino insolito nel rumore della macchina, la portiamo subito dal meccanico per paura che la macchina, prima o poi ci lasci per strada, giusto??

Stranamente…se sentiamo rumori fragorosi e segnali di crisi all’interno dei rapporti di coppia, prima di andare in revisione aspettiamo che “la macchina” sia completamente fusa….

A quel punto cosa possiamo pretendere di rimediare ???????

La coppia dovrebbe mettersi bene in testa che l’Amore non è una cosa che si impara in poco tempo.

Ci vogliono anni di lotte e soprattutto di infinita pazienza.

La spiritualità, la Meditazione, gli incontri di gruppo, le condivisioni con le persone che hanno gli stessi problemi sono molto utili e salutari in questi casi..

 

Perchè aspettare che l’automobile sia ormai da buttare? 

E’ triste vedere quanti sforzi facciamo per tenere in ordine gli oggetti esterni e quanto poco facciamo, invece, per tenere in ordine la nostra mente, le relazioni ed i sentimenti interiori….

Se imparate ad amare l’altro nel vero senso della parola sarete capaci di educare al Vero Amore anche i vostri figli.

In secondo luogo potrete cominciare ad amare anche le persone al di là della vostra famiglia e questo vostro Amore si espanderà alla vostra città…

Tutta la vita in realtà è una dura lezione per imparare ad Amare ma pochi di noi sono in grado di accorgersi di questo…

La coppia è il mezzo forse più veloce e sicuro per apprendere le Leggi del Vero Amore.

 

Dobbiamo però riconoscere che siamo dei principianti, che abbiamo molto da imparare e capire altrimenti la presunzione, l’orgoglio e la superbia ci faranno rimanere di essere già capaci di amare, quando invece stiamo solo cercando di soddisfare i nostri bisogni…

Questo succede nelle coppie come nelle relazioni quotidiane.

 

A volte diciamo: “Ti amo”e altre volte diciamo “Ti odio, non ti sopporto”…

Questo significa che la nostra mente è instabile.

Al mattino si sveglia di buon umore….a metà giornata è diventata pessimista…e alla sera si è già trasformata in depressione galoppante!!

Come possiamo fare affidamento su una mente così poco stabile e squilibrata?

Da che cosa dipende tutta questa disarmonia?

Siamo succubi e dipendenti.

Se ci procurano qualcosa che ci piace diciamo “Ti amo e ti adoro”….

Se invece ci procurano ferite o dispiaceri diciamo “Ti odio. Da te non ricavo nessuna soddisfazione”

Il problema consiste nel non saperci liberare dal nostro egoismo

Tutte le discordie interpersonali sono dovute al fatto di non saper trasformare il nostro Cuore per mezzo di una Medicina chiamata Spiritualità, che ci consenta di produrre il sentimento dell’altruismo..

Se ci danno siamo felici….se non ci danno soffriamo…. 

Tante persone, per paura di rimanere sole, accettano umiliazioni, mancanze di rispetto e/o tradimenti da parte del proprio partner solo per paura dell’abbandono e della solitudine…

Si può passare tutta la vita in queste miserevoli condizioni ???

 

 

 

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Arteterapia e Biodanza da domani in libreria

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Esce domani in libreria

L’oltre e l’altro – Arte come terapia di Niccolò Cattich, Giuseppe Saglio

un manuale che raccoglie numerosi saggi scritti da psicologi, neurologi, psichiatri, riferiti all’ampio mondo delle discipline analogiche non verbali che si prefiggono l’obiettivo di promuovere un cambiamento personale apportando sollievo e cura al disagio, psichico e non solo; è un manuale che potrà essere un valido aiuto per tutti coloro che si occupano quotidianamente di gruppi, di linguaggi non verbali, di creatività e gruppalità, di benessere e salute, di cura e condivisione…..

All’interno del testo di ben 480 pag. vengono trattate le principali arteterapie e tra esse una buona parte è dedicata alla Biodanza con tre capitoli curati da Paola Giannuzzi psicoterapeuta a Torino e Asti, amica e a suo tempo compagna di formazione presso la Scuola di Biodanza di Torino.

A questo link un’ampia panoramica sull’opera

 http://www.priulieverlucca.it/catalogo/scheda/Loltre-e-laltro/442

 Questi i temi trattati al capitolo “DANZA”

Una breve panoramica sulle terapie
a mediazione corporea
Paola Gianuzzi, Manuela Scaldaferro, Juan Alberto Czerniawski

La DanzaMovimentoTerapia
La Biodanza
La Psicomotricità Relazionale
L’espressione corporea
Incontrare il proprio corpo svantaggiato

Lo sviluppo dell’identità e il Sé corporeo
Manuela Scaldaferro, Niccolò Cattich

L’unità dell’individuo
Il corpo e il movimento
Il Sé e il Sé corporeo
Immagine corporea
Alcune considerazioni sullo sviluppo del Sé corporeo
E il gruppo?

Movimento strutturato e libertà di movimento
Paola Gianuzzi

Il contatto e l’immateriale
Paola Gianuzzi, Niccolò Cattich
A fior di pelle
Tipologie di contatto
La carezza in Biodanza
Conclusioni
E la voce

L’Oltre e L’Altro, edito da Priuli e Verlucca, sarà presentato ufficialmente
venerdì 14 Maggio alle 20
al Salone del Libro di Torino

 

 

 

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Dalla Biodanza al Teatro Stabile di Genova

Tutto è iniziato con un laboratorio di Biodanza all’interno del Ceis e si è concluso al Teatro Stabile di Genova “Eleonora Duse”.

Ho usato il termine concluso non per sottolineare la fine di un viaggio, che invece sono certo saprà continuare a rinnovarsi senza perdere il piacere che solo il viaggiare senza una meta precisa sa donare al viandante curioso, ma perchè un ciclo si è concluso. Tutto ciò che appartiene alla vita ha un inizio, uno svolgimento e una fine. Nulla è per sempre e chi cerca certezze a tutti i costi per la paura di vivere il proprio viaggio è destinato a soffrire molto più di chi scivola in un evitabile incidente di percorso.

E’ stato un ciclo durato tre anni, nato con il primo laboratorio di Biodanza che dopo i primi momenti si è integrato al Teatro Sociale e fu subito amore…..un amore che partorì il primo spettacolo all’interno della comunità, un vortice  inatteso di emozioni per i ragazzi, per i parenti e per gli operatori che solo chi lo visse in prima persona sa di cosa sto parlando.

L’anno seguente incontrai la collaborazione attiva di Ornella che integrò le sue competenze di operatrice della comunità, che mise a disposizione durante tutto il primo anno, con quelle del Teatro Sociale e iniziò a prendere per mano anche attraverso il laboratorio il “suo gruppo” di ragazzi alla ricerca di loro stessi.
Attraverso questa collaborazione nacque un nuovo spettacolo frutto di un avvincente, e a tratti faticoso, laboratorio con i ragazzi che si alternavano  nel loro viaggio di vita all’interno della comunità e questa volta lo spettacolo si tenne non solo all’interno del Ceis ma qualche mese dopo venne anche portato all’esterno presso il Teatro San Giovanni Battista di Sestri Ponente.
Un messaggio di speranza rivolto all’esterno e un’emozione incredibile per i ragazzi-attori che sentivano ulteriormente crescere la propria autostima e il senso del valore di se.

Infine in questo terzo anno il testimone è passato del tutto nella mani di Ornella che vive ogni giorno l’impegnativa realtà della vita di comunità e del programma di riabilitazione che è al centro di tutto il processo di recupero.
Altro laboratorio, altro viaggio interiore e relazionale e terzo spettacolo all’inteno della struttura lo scorso settembre, ma questa volta c’è qualcosa di più grande nell’aria, c’è la possibilità di respirare la fragranza di un teatro vero, il Duse una delle sedi del Teatro Stabile di Genova. Gli spettatori saranno gli studenti delle scuole genovesi che collaborano con i progetti di prevenzione, gli insegnanti, gli educatori e gli addetti ai lavori.

Un grande teatro di 480 posti, un vero sipario, un impianto luci inimmaginabile fino al giorno prima delle prove e poi i tecnici che di solito lavorano per i grandi attori tutti a completa disposizione, insomma un sogno!
E infine questa mattina lo spettacolo, tutto esaurito, una scarica di emozioni per attori, parenti, educatori ma soprattutto per i tantissimi adolescenti dapprima perplessi e rumorosissimi, poi incuriositi e infine letteralmente conquistati dalla compagnia de “Le foglie di Trasta” che li ha saputi far divertire, emozionare e riflettere passando loro un grande messaggio di connessione alla vita attraverso la leggerezza di un musical.

Insomma un grande successo per tutte le componenti.

Una società che cerca di integrare i più deboli dando loro voce concedendogli una grande ribalta………. una società che sa cogliere la loro voglia di trasformare il buio del passato in una luce per il futuro dialogando con i  giovanissimi è una società che sicuramente sta cercando nuove strade per un futuro migliore. 

Grazie a tutti, è stata una mattina molto speciale.

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