Dinamica di gruppo e T-Groups

dinamica di gruppo

Quella che ci lascia Kurt Lewin è una grande eredità sia in riferimento alle scienze psicosociali nel loro complesso e sia per chi si interessa di gruppi sociali o di conduzione di piccoli gruppi rivolti al cambiamento.
Dinamica di gruppo e T-Grops sono due dei pilastri dell’eredità di Lewin che a distanza di tanti anni risulta ancora di grande attualità.

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Il Sistema Biodanza tra Psicologia della Salute e Psicologia di Comunità

Tesi di laurea in Psicologia.
Riccardo Cazzulo

ABSTRACT

Al giorno d’oggi il tema del benessere ha conquistato aree di interesse sempre maggiori che muovono dalle discipline scientifiche come la psicologia, la sociologia e l’economia
alle cosiddette discipline bionaturali, passando per l’ampio e variegato mondo del wellness.
Questo grande interesse per l’area del benessere è indubbiamente dovuto all’aumento delle risorse economiche delle società occidentali, e non solo, e alla conseguente richiesta di soddisfacimento di bisogni di livello superiore da parte delle persone.
Cos’è una comunità? Quali sono i fattori che permettono di vivere in uno stato di buona
salute? La felicità è un diritto delle persone? Esistono nuovi strumenti che possano favorire il benessere di persone e comunità?
Sono questi i quesiti ai quali l’elaborato cerca di dare alcune risposte.
La prima parte, che comprende i primi tre capitoli, prende in esame l’evoluzione degli studi psicologici in riferimento all’ambito della comunità passando per la salute fino ad arrivare al benessere e alla felicità e può essere condensata in: dalla comunità alla felicità.
La seconda parte, che comprende il quarto e quinto capitolo, espone la metodologia e gli obiettivi del Sistema Biodanza Rolando Toro presentando i risultati di alcune ricerche e applicazioni della Biodanza che ne dimostrano l’efficacia in termini di benessere psicologico e può essere denominata: il benessere e la Biodanza.
Nelle conclusioni, facendo riferimento a quanto esposto nella prima parte in termini di comunità, salute, qualità della vita, benessere e felicità, si cerca di attribuire una collocazione alla Biodanza, che vada oltre a quella delle discipline bionaturali, esaminando se ci siano elementi tali da poter essere accolta nell’ambito di discipline quali la psicologia di comunità, la psicologia della salute e la psicologia positiva come un ulteriore strumento di supporto alle persone per potenziare la salute, la gioia di vivere e condizioni di benessere e di felicità.

INDICE

INTRODUZIONE     
CAPITOLO 1 – LA COMUNITA’
1.1 Etimologia e definizioni
1.2 L’aspetto relazionale
1.3 La teoria del campo
1.4 Psicologia di comunità
1.5 Obiettivi della psicologia di comunità
1.6 Il gruppo
1.7 Empowerment
1.8 Psicologia di comunità e psicologia della salute
CAPITOLO 2 – LA SALUTE
2.1 Psicologia della salute
2.2 Salutogenesi
2.3 Qualità della vita
2.4 Il modello biopsicosociale
2.5 L’autoefficacia per la promozione e la tutela della salute
2.6 Fattori di influenza e principali modelli
CAPITOLO 3 – FELICITA’ E BENESSERE
3.1 Orizzonti
3.2 Psicologia positiva
3.3 Scopi della psicologia positiva
3.4 La felicità
3.5 Il benessere
3.6 Costrutti di benessere psicologico, sociale e mentale
3.7 Emozioni a valenza positiva e benessere psicologico
CAPITOLO 4 – IL SISTEMA BIODANZA
4.1 Origini
4.2 La danza
4.3 Definizione di Biodanza
4.4 Meccanismi di azione
4.5 Il gruppo di Biodanza e le aree di applicazione
4.6 Azione sulla parte sana dell’individuo
Tutti siamo uno
CAPITOLO 5 – RICERCA E PROGETTI
5.1 Studi sperimentali sugli effetti della pratica della biodanza. Facoltà di Bioscienze e Psicologia dell’Università di Lipsia
5.2 Biodanza e benessere. La ricerca della Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute, “Sapienza” Università di Roma
5.3 Intervento educativo con donne operate di tumore al seno
5.4 Efficacia di Biodanza per il trattamento delle donne con fibromialgia
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
In cerca di una collocazione nel contesto delle scienze psicologiche per il Sistema Biodanza

BIBLIOGRAFIA E COLLEGAMENTI WEB

Biodanza e salute. Atti del convegno 2013 SIPSA

La ricerca della Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute circa l’efficacia della Biodanza sul benessere psicologico dei partecipanti è stata uno dei temi all’interno del X Convegno Nazionale della Società Italiana di Psicologia della Salute, SIPSA del 10/12 maggio 2013.

Questo è stato il programma del Convegno durante il quale è stata presentata anche la ricerca che aveva come oggetto la Biodanza, di seguito l’estratto dagli atti del convegno:

EFFICACIA SULLA SALUTE DI UN CORSO ANNUALE DI BIODANZA
Patrizia Giannino, Maria Teresa Giannelli, Alessandro Mingarelli

Associazione Psicologi Ricerca e Intervento;
Scuola di Specializzazione in Psicologia 
della Salute
“Sapienza” Università di Roma

patriziagiannino@gmail.com

Introduzione.

La Biodanza ha come fine la promozione della salute delle persone. Il suo metodo facilita vissuti nel “qui ed ora” grazie alla musica e al movimento libero in gruppo (Toro, 1991). La Biodanza risulta avere un effetto positivo sulla salute fino a ridurre il dolore e l’impatto della patologia nelle donne con fibromialgia (Carbonell-Baeza et al., 2010). Nonostante questa pratica si stia diffondendo, sono ancora carenti ricerche accurate che ne valutino l’efficacia.

Obiettivi:

Valutare gli effetti specifici di un corso annuale di Biodanza su alcune dimensioni della salute (benessere, stress, alessitimia), e il loro mantenimento nel tempo.

Metodologia.

Per discriminare gli effetti specifici della Biodanza da quelli dell’attività fisica in generale sono stati costituiti tre gruppi di cui uno sperimentale (Biodanza: 96 persone) e due di controllo (Attività fisica: 71 persone; Sedentari: 68 persone). Le dimensioni considerate sono state valutate attraverso i seguenti strumenti: stress (Mesure du Stress Psychologique), benessere (Psychological Well-Being Scales), alessitimia (Toronto Alexithymia Scale a 20 item). Gli strumenti sono stati somministrati all’inizio,  alla fine dei corsi (durati circa 9 mesi) e a un follow-up a 5 mesi. Sui dati raccolti sono state condotte due differenti analisi della varianza univariata. La prima ha considerato come variabili indipendenti il Gruppo (Biodanza, Attività Fisiche, Sedentari) e la Fase (pre e post), e come variabili dipendenti le dimensioni indagate dagli strumenti. La seconda ha replicato lo stesso disegno inserendo nella Fase anche il follow-up.

Risultati.

Rispetto all’inizio, alla fine del corso, il gruppo Biodanza presenta maggiori livelli di benessere (P<.0001); minori livelli di stress (p<.01) e minore deficit alessitimico (p<.05). Tali effetti si riducono nel follow-up. I gruppi Attività Fisica e Sedentari non mostrano variazioni significative.

Conclusioni.

I risultati mostrano che la Biodanza può essere considerata una buona pratica di promozione della salute. Tali effetti non sono dovuti solo al movimento fisico poiché non si riscontano nel gruppo Attività Fisica.

Possiamo considerare che a questi effetti contribuiscono fattori specifici della Biodanza, quali la libera espressione corporea attraverso la musica e le relazioni gruppali (Toro, 1991).

Bibliografia.

Carbonella_Baeza A. et al. (2010). The Journal of alternative and complementary medicine. 16: 1191-1200.

Toro R. (1991). Biodanza Theory. Brazil: ALAB.

 

Noam Chomsky dalla psicolinguistica alle 10 strategie della manipolazione

psicologia,psicotecnologie,società,culturaDurante i miei studi in campo psicologico ho avuto modo di apprezzare l’opera del grande linguista americano Noam Chomsky creatore della psicolinguistica.
I suoi studi e le sue ricerche in questo campo portarono ad una radicale rottura verso il comportamentismo, infatti secondo Chomsky nell’uomo il linguaggio ha una base innata,  la sua “teoria generativo-trasformazionale” si basa su due punti cardine:

1. Il linguaggio verbale è un comportamento specie-specifico dell’uomo basato su strutture biologiche innate tipiche della specie umana postulando l’esistenza di un “dispositivo per l’acquisizione del linguaggio” appartenente alla sola specie umana
2. Il comportamento linguistico è legato a due aspetti distinti: quello della competenza e quello dell’esecuzione. Ogni essere umano ha nella propria mente le regole per creare frasi “ben formate” e quelle per trasformarle nelle varie forme (interrogativa, negativa, affermativa etc.)

I suo studi in questo ambito si svilupparono ulteriormente

http://it.wikipedia.org/wiki/Noam_Chomsky

http://www.chomsky.info/

rilevante fu inoltre il suo impegno politico.
Partendo proprio dalla psicolingusitica i suoi studi lo portarono ad indagare su come i sistemi di potere utilizzano il linguaggio e l’informazione di massa per manipolare l’opinione pubblica.

Tra le sue opere più interessanti segnalo “La fabbrica del consenso”


Noam Chomsky ha elaborato quelle che definisce le dieci strategie della manipolazione dell’opinione pubblica attraverso i mass media, eccole:

1-La strategia della distrazione 
L’elemento primordiale del controllo sociale  è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. 
La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. 
Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni. 
Questo metodo è anche chiamato “problema-reazione-soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità. 
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire. 
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini. 
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione. 
Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. 
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. 
“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità. 
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti …

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
Far credere a l’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti  è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono. 
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.


Segnalo anche il film-documentario sempre relativo a “La fabbrica del consenso”

 

http://www.disinformazione.it/strategie_manipolazione_media.htm

http://eccocosavedo.blogspot.it/2010/10/le-10-strategie-della-manipolazione.html

http://www.linkiesta.it/blogs/cavoletti-di-bruxelles/noam-chomsky-e-il-decalogo-sulla-mistificazione-della-realta

Lamentele e pensiero negativo spengono i neuroni

lamentarsi.jpgMolto spesso ho scritto e postato materiale su queste pagine circa l’importanza del pensiero positivo per il proprio il benessere e per quello delle persone che ci circondano.

Ecco un altro contributo di natura scientifica che conferma ulteriormente questo aspetto


http://pensiero-laterale.it/ascoltare-lamentele-danneggia-il-tuo-cervello/

 

Esposizione passiva ad emozioni negative che non prospettano alcun spiraglio propositivo, genera diminuzione nell’attività cerebrale dell’ascoltatore.

Non è piacevole ascoltare persone che si lamentano dei loro guai o di qualsiasi altra cosa, in modo ripetuto, in modo che non lascia spazio a soluzioni propositive?
In effetti, l’intento di questi soggetti non è discutere con te di qualche problema al fine di trovare assieme soluzioni, essi non ti ascoltano neanche se tu provi a presentare alcune vie d’uscita al fine di migliorare la condizione. Essi utilizzano inconsciamente ed atavicamente questa strategia allo scopo sì, di liberarsi dal loro stato mentale aberrato, ma non CON TE, bensì a DISCAPITO DI TE.
La causa di tali abitudini comportamentali è da ricercarsi nell’inconscio, nelle radici più profonde della psiche degli esseri umani, in un territorio che ha come protagoniste pulsioni terribili determinate dallo spirito di sopravvivenza della SUA specie, del SUO DNA, a danno di altri; homo homini lupus di Hobbesiana memoria vale sempre, in talune circostanze rivela la vera essenza delle cose.

Secondo Trevor Blake, autore di “Three Simple Steps, A Map to Success in Business and Life”, che  afferma queste cose in base a documentazioni scientifiche più o meno recenti, dovremmo considerare sempre di più il cervello come un muscolo, le emozioni sono flussi contagiosi (vedi neuroni specchio), gli stati mentali si trasferiscono, causano effetti nell’ascoltatore e, nel caso di ascolto passivo di una comunicazione unilaterale gestita grossolanamente e priva di impulsi costruttivi, il cervello del malaugurato ascoltante subisce un rallentamento dell’attività neuro-elettrica localizzata nell’ippocampo. E l’ippocampo è la zona della mente preposta anche ai circuiti propedeutici a trovare soluzioni.

Per lo stesso motivo per cui dialogare costruttivamente con cari amici, una seduta da un bravo terapeuta o altri tipi di terapie dell”anima” possono portare decisi benefici alla condizione psicologica del soggetto, comunicazioni gestite male ed animate da spirito becero, possono causare danni effettivi al soggetto.

Esporsi per periodi di 30 minuti o più a lamentele, negatività, discorsi attorno l’irrisolvibilità di certe situazioni, scollega letteralmente i neuroni dell’area dell’ippocampo danneggiando drasticamente le capacità di elaborazione di soluzioni, agendo proprio nella base dell’intelligenza pragmatica umana.

Per cui, in un circolo vizioso, se siamo immersi in un bagno di lamentele negative senza sbocchi propositivi, sia che provengano da un interlocutore in carne ed ossa, sia che provengano da media come televisione o web, le nostre capacità di trovare soluzioni anche a questa logorante situazione vengono debilitate.
Potremmo azzardare l’ipotesi che, chi è costantemente immerso in situazioni culturali dei generi che stiamo descrivendo,  senza possibilità di respirare “aria” diversa,  non potrà neanche più valutare liberamente ed in piena integrità psichica eventuali occasioni di allontanarsi, costruirsi realtà migliori, cambiare frequentazioni…
Ma questi sono casi estremi, ai limiti del plagio mentale, oppure di chi è costretto a vivere tra malati psichici tutta la giornata.

Biodanza e intersoggettività

empatia.jpg

Abstract della conferenza “Biodanza e intersoggettività”

La specie umana è stata recentemente definita “ultrasociale”, pertanto il tema dell’intersoggettività è al centro del dibattito più attuale delle scienze cognitive e sociali.

Per intersoggettività generalmente si intende la capacità di comprendere in modo immediato emozioni, desideri e intenzioni del prossimo e di condividere queste esperienze con altri.

Uno studio per approfondire la natura, le forme e lo sviluppo dell’intersoggettività e di come la Biodanza possa contribuire ad accrescerla.

 

La relazione completa:
“Biodanza e Intesoggettivtà”: relazione della conferenza al Forum Internazionale di Biodanza Sociale e Clinica – Vicenza, 1-2-3 marzo 2013

 

QUESTE SONO LE CONCLUSIONI A FINE RELAZIONE:

La metodologia di Biodanza fonda le sue radici sul concetto di VIVENCIA: “esperienza vissuta con grande intensità da un  individuo nel momento presente, che coinvolge la cenestesia, le funzioni viscerali ed emozionali” (Rolando Toro).
L’esperienza svolta durante una sessione di Biodanza è pertanto riconducibile al concetto di ENAZIONE e di MENTE INCARNATA che è alla base del paradigma dell’intersoggettività, ciò favorisce lo sviluppo di intelligenze multiple nei partecipanti andando oltre a quella logico-matematica.
Gli esercizi proposti durante una sessione di Biodanza propongono una co-regolazione continua tramite adattamento reciproco (aggiustamenti della postura, sguardo, espressioni, emozioni) nella stessa modalità individuata da Alan Fogel nell’ambito della relazione primaria tra madre e lattante. Inoltre gli esercizi di Biodanza favoriscono la mutua regolazione degli stati affettivi (Eward Tronick) e la dinamica intersoggettiva (Beatrice Beebe) all’interno di una matrice intersoggettiva (Daniel Stern).
Attraverso tale metodologia è pertanto possibile creare un ambiente adeguato allo sviluppo della dinamica intersoggettiva dei partecipanti ai corsi favorendo di conseguenza un miglioramento della propria capacità relazionale.
Questa  aspetto è stato anche evidenziato dalle ricerche svolte dalla Scuola di Specializzazione di Psicologia della Salute dell’Università La Sapienza di Roma che hanno rilevato un aumento della capacità empatica ed una diminuzione delle difficoltà nel riconoscere le proprie emozioni e i propri stati d’animo (alessitimia) nei partecipanti durante un corso annuale di Biodanza rispetto ai gruppi di controllo per i quali tali valori sono rimasti invariati nel tempo.
Inoltre in base agli esperimenti di Edward Tronick (Still Face Experiment) è possibile dedurre che la frequentazione di  un corso di Biodanza possa essere un buon supporto per le neomamme a rischio depressione, sia grazie ai notevoli stimoli che Biodanza propone in termini di vitalità  e sia per il probabile perfezionamento della dinamica intersoggettiva.
Grazie alla mutua regolazione degli stati affettivi, che si sviluppa tra i partecipanti durante un corso di Biodanza, le neomamme potranno sviluppare tali capacità in modo tale da essere in grado di soddisfare al meglio le richieste affettive del neonato a vantaggio del suo sviluppo emotivo.
Sulla base di questi presupposti, tratti dalla ricerca scientifica e messi in relazione con la metodologia di Biodanza esiste più di un elemento per considerare il sistema Biodanza uno strumento efficace per il sostegno emotivo, affettivo e relazionale dei partecipanti.

 

Decadenza della politica e predominio dell’economia secondo la psicologia di comunità. 2002

psicologia, società, benessereProprio in questi giorni, che seguono il rinnovamento della classe politica post-elezioni e la nascita del nuovo parlamento, il dibattito pubblico e popolare continua ad essere fondato su temi che mettono al centro le più o meno presunte differenze e contrapposizioni tra le aree del centrodestra e del centrosinistra. Persiste inoltre  lo stupore e la diffidenza verso una nuova forza politica fatta da cittadini e guidata da un portavoce sui generis dal forte impatto sociale.

Sto rileggendo un capitolo del testo “Fondamenti di psicologia di comunità” (Francescato, Tomai, Ghirelli – Carocci editore – 2011) e mi stupisce come un testo di natura psicologica e non economico-politco-finanziario esponga con tanta chiarezza ciò che sta avvenendo da anni e che in molti ancora non hanno ben chiaro. Per di più la prima stampa del testo è del 2002 e riporta citazioni degli anni ’90.

Cos’è la psicologia di comunità?
Disciplina che esamina i problemi non solo nella loro dimensione personale e soggettiva, come è tradizione della psicologia, ma anche nella loro dimensione oggettiva e sociale, nella quale si collocano vincoli e risorse che permettono o ostacolano l’empowerment di persone, gruppi, organizzazioni e comunità locali.

Personalmente ringrazio la prof.ssa Donata Francescato per la chiarezza delle sue lezioni sul tema dell’empowerment di comunità che ho avuto la fortuna e l’onore di seguire.

 

Ecco uno stralcio dal testo citato:

[…] i grandi mutamenti in atto nel mondo finanziario dovuti ai processi di globalizzazione renderebbero  ancora più importante  riconoscere un ruolo maggiore della politica nel governo dell’economia. Come nota l’economista Paolo Savona (1997), oggi  sono i mercati a stabilire la politica economica dei governi, e i grandi gruppi finanziari hanno un potere eccessivo. In assenza di regole internazionali, infatti, la creazione monetaria per usi internazionali o moneta offihore continua a procedere sostanzialmente fuori controllo. La grande finanza ha  l’assoluto controllo dei tassi di interesse, cosa che le consente di fissare liberamente il costo del denaro e stabilire i cambi ai livelli che preferisce. Sarebbe compito della classe politica stabilire le nuove regole del gioco monetario ed economico ma,  come nota l’economista neozelandese Tim Hazeldine (1998), dopo il crollo del comunismo nel 1989 in quasi tutti i paesi la classe politica ha perso influenza e prestigio e non ha più l’autorevolezza per farlo.
Questa decadenza della politica è pericolosa per la crescita democratica di una società:

Se si “spoliticizza” la gente attraverso messaggi fittizi ed elusivi della complessità dei problemi, accarezzandone  la pigrizia e la passività, che come tentazione albergano in tutti noi, non si elimina la politica, ma si fa un’operazione di esproprio a favore dei circoli ristretti di potere dove si fa la politica reale. […] la democrazia, come il regime di diffusione massima delle capacità politiche, richiede tutto il contrario: non che i problemi fittiziamente siano portati al livello di chi non ne capisce nulla ma, al contrario, che tutti si impegnino, per quanto loro possibile, a portarsi al livello delle difficoltà dei problemi. L’estensione e la qualità della democrazia dipendono da questo (Zagrebelsky, 1995).

Francescato e Putton (1995) a questo proposito sostengono che nell’età postmoderna contemporanea l’antagonismo tra ideologia capitalista e comunista ha contribuito a enfatizzare e a far prevalere alcune divisioni manichee nelle sfere del  pubblico e del privato. Crescita individuale e benessere sociale, vengono così rappresentati come concetti opposti, negando una realtà complessa e multidimensionale che richiederebbe un  equilibrio tra soddisfacimento dei bisogni individuali e raggiungimento degli obbiettivi generali. Il xx secolo ha visto contrapporsi, nelle sue diverse forme economiche e politiche, gli estremismi del liberismo anarcoide, che privilegia i diritti del singolo a scapito dei doveri verso la comunità, e del totalitarismo, che, come è avvenuto sotto i regimi fascisti e comunisti, sacrifica le istanze individuali.

Oggi siamo alla ricerca di un nuovo modello che rispetti l’equilibrio tra bisogni dell’individuo e scopi della società, che valorizzi la diversità di ciascuno e la protegga dalla tirannia dei molti e al tempo stesso incoraggi ogni singola persona a cooperare con gli altri per fini comuni (Francescato, Putton, 1995, p.21).

Riteniamo che se i futuri adulti continueranno a sottovalutare il legame con la dimensione sociopolitica del contesto ambientale perderanno la possibilità di esprimere e sperimentare un’importante dimensione di potere e di sviluppo: la dimensione sociale dell’empowerment.


Impulsività, autostima e dipendenze. Il Marshmallow test di Walter Mischel

Esiste una correlazione tra l’impulsività nei primi anni di vita e l’autostima, il grado di frustazione e la tendenza alle dipendenze da adulti?

Ecco cosa risulta dal Marshmallow test di Walter Mischel, un esperimento longitudinale conclusosi dopo quasi quarant’anni.

Segnalo un articolo molto chiaro e un video dell’esperimento

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-10-02/resistere-tentazioni-081712_PRN.shtml

 

 

 

La regolazione affettiva del bambino – Esperimento Still Face

Negli ultimi anni la riceca psicologica ha radicalmente modificato l’immagine del neonato evidenziando come già nelle prime fasi dello sviluppo abbia grande competenza nell’interazione sociale ed emotiva superando quindi le teorie piagettiane che lo relegavano in una sorta di isolamento autistico e anche quelle di Winnicot che lo ponevano in una relazione simbiotica con la mamma.

I risultati della ricerca mostrano come la competenza del bambino sia nella comunicazione che nella regolazione emotiva con il genitore o il caregiver siano innate e preziosi indicatori dello sviluppo socioemotivo.

Un ruolo importante per lo sviluppo lo gioca quindi l’interazione con la mamma ed il processo di regolazione affettiva che si crea con la stessa e che ne consente un adattamento ottimale.

Il fallimento di questo processo di mutua regolazione porta il bambino a sperimentare solo una serie di emozioni, quelle prevalentemente di carattere negativo e non tutta la gamma comprese quelle positive.

Le ricerche di Tronick con l’esperimento chiamato Still Face, o del Volto Immobile, dimostrano come sia importante questo processo di autoregolazione reciproco tra mamma e bambino e come ad esempio una mamma depressa non sarà in grado di far fronte all’aspettativa del bambino mettendo a rischio il suo sviluppo emotivo.

L’esperimento del volto immobile dimostra che quando la mamma sospende la sua relazione con il bambino di pochi mesi non scambiando più sorrisi ed espressioni di imitazione quest’ultimo vivrà un forte stress emotivo, pur continuando a guardarlo negli occhi.

Più che una spiegazione dettagliata dell’esperimento, che si può comunque trovare in letteratura, penso sia molto più chiarificatore un video che lo riporta itegralmente.

 


Conformismo e autorità. Esperimenti di psicologia sociale

In un post di qualche mese fa scrivevo a proposito della tendenza umana a conformarsi alla maggioranza e di obbedire all’autorità anche a costo di commettere gravi azioni contro altri individui. In particolare citavo Fromm e il famoso esperimento di Milgram

 

 http://biodanzando.myblog.it/archive/2011/02/25/quanto-siamo-vittime-consenzienti-dell-autorita.html

Ho ora trovato in rete i filmati con traduzione in italiano sia dell’esperimento di Milgram che di quello altrettanto famoso di Solomon Ash relativo al conformismo. Ash voleva studiare la capacità degli individui di resistere all’influenza del gruppo restando indipendenti oppure a cedere alle pressioni del gruppo quando queste risultano essere contrarie ai fatti.
Il paradigma di Ash, elaborato negli anni cinquanta, a seguito di una serie di esperimenti, postula che con una media di una su tre, la risposta data da un individuo a una domanda è conformata alla risposta data dalla maggioranza, anche quando si crede che non abbia ragione.

 

Ecco i filmati dei due esperimenti: