01 ottobre 2010

Albert Bandura, Modeling e aggressività

27zi0if.jpgAlbert Bandura è noto per la Teoria dell'Apprendimento Sociale, il concetto di Modellamento (Modeling) e di Autoefficacia (Self Empowerment).
Uno dei punti centrali della sua teoria è appunto quello di Modeling e cioè il processo di apprendimento che si attiva dall'osservazione del comportamento di un altro individuo che assolve la funzione di modello.

Molto noti sono gli esperimenti sull'aggressività che fece con "Bobo doll", la bambola Bobo, dove dimostrò che il comportamento aggressivo può essere modellato e cioè appreso per imitazione.

L'esperimento conisteva nel formare tre gruppi di bambini in età prescolare e procedette in questo modo:

  • nel primo gruppo inserì uno dei suoi collaboratori che si mostrò aggressivo nei confronti di un pupazzo gonfiabile chiamato Bobo. L'adulto picchiava il pupazzo con un martello gridando: «Picchialo sul naso!» e «Pum!».
  • nel secondo gruppo, quello di confronto, un altro collaboratore giocava con le costruzioni di legno senza manifestare alcun tipo di aggressività nei confronti di Bobo.
  • infine, il terzo gruppo, quello di controllo, era formato da bambini che giocavano da soli e liberamente, senza alcun adulto con funzione di modello.


In una fase successiva i bambini venivano condotti in una stanza nella quale vi erano giochi neutri (peluche, modellini di camion) e giochi aggressivi (fucili, Bobo, una palla con una faccia dipinta legata ad una corda).

 

Bandura poté verificare che i bambini che avevano osservato l'adulto picchiare Bobo manifestavano un'incidenza maggiore di comportamenti aggressivi, sia rispetto a quelli che avevano visto il modello pacifico sia rispetto a quelli che avevano giocato da soli.

Da questi esperimente nasceva la teoria dell'apprendimeto sociale

 
Da vedere i filmati fatti su su queste ricerche

 

 

A questo punto possiamo trarre da noi le conclusioni sulla responsabilità che hanno gli adulti nei confronti delle nuove generazioni.

 

 

www.biodanzando.it

27 giugno 2010

Fisica quantistica e la forza del pensiero positivo

Un breve filmato che dimostra, secondo un protocollo scientifico, come il pensiero possa influenzare la materia.

Tutti percepiamo che quando siamo assorti in pensieri negativi il nostro umore e livello energetico diminuisce e altrettanto quando siamo vicini a persone che pensano, parlano e agiscono in termini negativi, non sempre diamo il giusto peso a tutto ciò.

Prendetevi il tempo per vedere fino in fondo questo filmato che nel suo piccolo può portare un notevole contributo nel creare una realtà migliore.

 

 

 

www.biodanzando.it

 

20 maggio 2010

Energia gratis, pulita, per tutti....per sempre!!

 

Sembrerebbe che questo video sia stato già censuarato e quindi gli autori consigliano di scaricarlo sul proprio pc e nel caso di ulteriri censure contrinuare a ripubblicarlo nel web nella speranza che il tanto auspicato cambiamento di fonti di energia acceleri un processo che oramai è inevitabile

 

 

www.biodanzando.it

07 aprile 2010

L'evoluzione del concetto di salute e la Biodanza

allegria.jpg

Per collocare il Sistema Biodanza all’interno di un più vasto ambito di pensiero e di prassi, finalizzate alla promozione del benessere delle persone, può essere utile delineare l’evoluzione che il concetto di salute ha avuto negli ultimi decenni.
Occorre tener conto che esistono difficoltà obiettive nel definire e nel misurare la salute, molto più che nel definire e misurare la malattia, anche perché in genere gli studiosi si sono occupati di più degli aspetti problematici che di quelli positivi dell’esistenza. Mentre esistono molti studi e molte conoscenze relative alle malattie fisiche e psichiche, a come diagnosticarle, classificarle e curarle, non si può dire altrettanto rispetto alla salute. Molte domande relative a come misurarla, mantenerla, promuoverla non hanno ancora risposte del tutto convincenti.
E’ anche vero che l’inevitabile associazione del concetto di salute con quello di malattia ha fatto sì che, per molto tempo, tale concetto sia stato sotto il dominio incontrastato della scienza medica, la quale ha concepito la salute sostanzialmente come assenza di malattia.
Nel corso del tempo il modello biomedico tradizionale ha mostrato sempre di più i suoi limiti, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha come obiettivo il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello più alto possibile di “salute”, nel 1948 ha definito la salute come “Benessere fisico, mentale e sociale completo” e non soltanto “assenza di malattia”. Tale definizione è in linea con il delinearsi di un nuovo approccio al tema, secondo il quale la salute va intesa come qualità della vita sul piano fisico, psicologico e sociale.
Il nuovo approccio bio-psico-sociale alla salute si configura come un modello sistemico. La concezione sistemica non considera come oggetto di analisi la persona ma la relazione della persona con il proprio ambiente. Per la teoria dei sistemi, infatti, gli individui sono concepiti come sistemi viventi che funzionano grazie allo scambio di informazioni tra i vari sottosistemi che li compongono e con l’ambiente. In quest’ottica la persona è considerata come un agente attivo nella interpretazione e costruzione del proprio ambiente. Applicare questa visione alla salute significa concepire l’individuo non come soggetto ininfluente rispetto ad una condizione di salute o malattia, ma come un agente che ha il potere di favorire o di ostacolare le condizioni adeguate al proprio benessere.
Questa diversa visione comporta il passaggio dal concetto di cura, come lotta alla malattia, a quello di promozione della salute.
Nel 1986 l’OMS sancisce questo passaggio sostenendo, nella Carta di Ottawa, che: “La promozione della salute è il processo che consente alla gente di esercitare un maggior controllo sulla propria salute e di migliorarla. Per conseguire uno stato completo di benessere fisico, mentale e sociale l’individuo o il gruppo deve poter individuare e realizzare le proprie aspirazioni, soddisfare i propri bisogni e modificare l’ambiente o adattarvisi. La salute è pertanto vista come una risorsa per la vita quotidiana non come obiettivo di vita.”
In questa visione la promozione della salute è intesa come una responsabilità che investe non solo il settore sanitario ma gli individui stessi e che non si esaurisce nell’adozione di stili di vita più sani, ma chiama in causa la capacità di realizzare le proprie aspirazioni ed una completa condizione di benessere fisico, psicologico e sociale.
Il passaggio dal concetto di salute a quello di benessere sposta il focus da una dimensione oggettiva ad una soggettiva. Il benessere è infatti una condizione percepita più che reale in quanto corrisponde al modo in cui una persona valuta la propria vita. Una valutazione che può variare in base al genere, all’età, al livello di istruzione, alla classe sociale o ad altre condizioni psicologiche ed emotive.
Una volta che il benessere viene inteso in termini non strettamente fisico-biologici, ma anche psicologici e sociali, il problema che si presenta è come declinare e articolare il costrutto di benessere.
Gli studiosi si sono orientati verso una concezione multidimensionale del benessere che contempla l’inter-azione di parametri oggettivi quali lo stato di salute fisica, l’istruzione, l’attività lavorativa, il reddito, le condizioni abitative, l’accessibilità dei servizi e parametri soggettivi quali la percezione della qualità di vita, la soddisfazione personale, l’autostima, il senso di appartenenza e di fiducia, l’autoefficacia, la qualità delle relazioni sociali.
Molte sono le ricerche in corso per arrivare ad identificare e definire i fattori soggettivi che contribuiscono al benessere dell’individuo. Sembra tuttavia esserci un interesse crescente verso uno studio delle reciproche influenze mente-corpo che rovesci la prospettiva finora adottata. Come sostiene Carol Ryff, una delle più autorevoli studiose in materia, “capire il corpo durante gli stati di benessere, piuttosto che nelle condizioni di malattia, è il cambiamento di prospettiva essenziale nella ricerca sulla salute”. Una prospettiva di ricerca questa all’interno della quale il sistema Biodanza, lavorando sullo sviluppo di una maggiore consapevolezza corporea, potrebbe dare un contributo.
E’ all’interno di questo recente filone di pensiero e di ricerca che si colloca anche la Psicologia della Salute, una nuova corrente della psicologia che propone un capovolgimento di ottica dalla centratura sul disagio e il malessere psicologico alla centratura sul benessere e il buon adattamento all’ambiente.
La psicologia della salute, per dirlo con le parole di M. Bertini, “richiede una più precisa focalizzazione sul versante delle risorse positive e una conseguente ricerca mirata ad individuare le tecniche più appropriate per assecondarne lo sviluppo……Si tratta infatti non solo di scoprire e sistematizzare la molteplicità delle dimensioni positive, ma anche di elaborare strategie tecnicamente idonee a promuoverle.” Questo vuol dire ideare e sperimentare metodi capaci di rintracciare le esperienze di armonia, di gioia e di benessere, presenti nella storia passata delle persone e di riattualizzarle. Vuol dire alimentare la responsabilità verso se stessi, promuovendo risorse come l’autenticità, le competenze relazionali, l’ottimismo, la vitalità, la capacità di vivere il piacere.

In conclusione, il concepire la salute come benessere ha comportato la necessità di rivolgere l’attenzione alle risorse vitali delle persone, attraverso la cui valorizzazione si può contribuire allo sviluppo di nuovi e più elevati livelli di funzionamento psicologico e sociale. Un sistema come la Biodanza che utilizza un metodo, finalizzato al recupero della capacità di attivare stati di animo positivi e di realizzare relazioni gratificanti, si inserisce a pieno titolo in questa nuova corrente di pensiero.

Maria Teresa Giannelli
La Sapienza Roma
Docente di "Laboratorio tecniche di gruppo" e di "Formazione e comunicazione delle conoscenze nelle organizzazioni" Facoltà di Psicologia 2. Ha condotto ricerche su temi di Psicologia del Lavoro tra i quali "le emozioni nelle organizzazioni", "le cullture organizzative", "le rappresentazioni sociali del tempo di lavoro", "Il benessere nelle Organizzazioni"
Esperta di comunicazione interpersonale, ha pubblicato "Comunicare in modo etico, un manuale per costruire relazioni efficaci" (Raffaello Cortina, 2006)

Bibliografia
• M. Bertini, 2007, Psicologia della salute e psicoterapia, Interazioni, fascicolo 2, F. Angeli
• C. L. M. Keyes, 1998, Social well-being, Social Psychology Quarterly
• C.D. Riff, 1989, Happiness is everything, or is it? Exploration on the maning of psychological wellbeing. J. of Personality and Social Psychology. 57, (6),
• C.D. Riff, B. Singer, 1998, The contours of positive human health. Psychological Inquiry. 9 (1).
• B. Zani e E. Cicognani, 2000, Psicologia della Salute, il Mulino

 

 

www.biodanzando.it

15 febbraio 2010

Documenti sulla Legge Basaglia

Ricorre quest'anno il trentesimo anniversario dalla morte di Franco Basaglia e l'argomento è ritornato di grande attualità anche grazie all fiction sulla Rai "C'era una volta la città dei matti"

Interessante anche questo documento Rai

 

 

altre fonti sul lavoro di Franco Basaglia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_180/78

http://www.francobasaglia.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Basaglia

In questo articolo del Corriere della Sera si denuncia la mancanza di personale all'interno delle strutture

 

 

www.biodanzando.it