16 giugno 2010

Prendimi l'anima

 

Sabina Spielrein

Carl Gustav Jung

Il film

Lettera d'amore

 

 

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12 aprile 2010

11 aprile 2010 il giorno dopo

 


podcast

23 marzo 2010

Fa più scandalo la maternità dello stupro

 

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di Davide Pelanda – Megachip.

Il termometro scandalistico dei media si muove per il caso di una detenuta rimasta incinta di un compagno detenuto di cui è innamorata. In Italia l’incontro intimo tra detenuti non è ammesso da nessuna legge, anche se giace in Parlamento la proposta di legge presentata nel 2002 (Pdl 3020: “Modifica della L. 354/1975, in materia di affettività in carcere”), di fatto congelata. Lo è invece in Spagna, Svizzera, Russia e in altri paesi europei.

Ecco dunque che torna a fare scandalo la notizia del concepimento di un bambino nel carcere di Bollate, dove la futura madre ha quasi urlato al mondo: «Io e quel ragazzo ci amiamo e abbiamo fatto l’amore durante le ore di lezione. Sì, sono incinta ma non ho fatto nulla di male, voglio questo bambino».

È paradossale, ma fa più scalpore questa notizia, che a noi pare un inno alla speranza e alla gioia, rispetto alla recente ricerca di Everyone Group secondo la quale si “verificano nelle Case Circondariali italiane almeno 3 mila casi di stupro e riduzione alla schiavitù sessuale ogni anno” (Ansa, 28 febbraio 2010) e che l’incidenza degli stupri e degli abusi sessuali è causa dei suicidi dei detenuti. I dati di questa ricerca sì, che avrebbero dovuto sollevare uno scandalo.

«Ora è caccia alle responsabilità – sottolinea amaramente Laura Baccaro, psicologa e criminologa, collaboratrice di “Ristretti Orizzonti”, il giornale del carcere di Padova - e quella storia d’amore è diventata una cosa sporca e pericolosa, che pare abbia messo in crisi l’intero sistema di sicurezza. Eppure stiamo parlando di due persone adulte, anche se in carcere, ritenute capaci di intendere e di volere, malgrado la colpa, e quindi di scegliere, oltre la pena. Ma il fatto è che in carcere si comprime in tutti i modi il diritto alle emozioni, alla sessualità e all’affettività».

Nella Casa di reclusione di Bollate le donne recluse vengono trattate con equità, consentendo loro anche di frequentare corsi di scuola superiore. Qui la dottoressa Baccaro conferma che «il clima è così umano che, proprio a scuola, può succedere qualcosa di straordinario come una storia d’amore tra detenuti».

Ma siccome questa struttura funziona bene, troppo bene, si è forse cercato un pretesto per chiuderla? «Bollate è purtroppo un carcere, nella sua innovatività e libertà, scomodo» dice sconsolata Laura Baccaro.

E invece ha tuonato il Sappe, sindacato di polizia penitenziaria, che ha inviato comunicati alla stampa e chiesto di accertare le responsabilità. E i giornali titolano con il volgare stereotipo del “carcere a luci rosse” che solletica sempre le coscienze e le “pruderie” della gente.

«Questa “caccia alle streghe sessuali” – conclude la psicologa - è la riprova, se mai ne avessimo avuto bisogno, che la pena detentiva è una pena corporale e ciò che si vuole controllare è solo il corpo del recluso. Se poi è una donna si deve negare ancor di più il suo diritto alla maternità, perché è questo diritto fondamentale che si vuole sminuire, facendolo passare come “atto strumentale”, per cercare di ottenere l’uscita dalla galera».

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Davide Pelanda è autore di "Mondo recluso. Vivere in carcere in Italia oggi", Effatà, 2010

http://www.megachipdue.info/tematiche/legalita/3216-sesso-in-carcere-dove-lo-scandalo.html

 

 

 

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17 novembre 2009

Dance For The Climate - Danza per il clima

 

Splendida coreografia per un grande messaggio.....

Copenhagen dal 7 al 18 dicembre 2009: CLIMATE CONFERENCE

 

http://www.terraonlus.it/

http://www.dancefortheclimate.org/

http://www.klimaatcoalitie.be/?lang=nl

 

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31 luglio 2009

Alla vita - Nazim Hikmet

 La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non é uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla é più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.