Thomas Sankara – Il discorso sul debito 29 Luglio 1987

 

sankara

A distanza di ventisei anni l’intervento di Sankara è ancora attuale non solo dal punto di vista del popolo africano ma persino in riferimento alla natura della crisi che stiamo vivendo di questi tempi.

 

Thomas Sankara fu il 1° Presidente del Burkina Faso dal 1983 al 1987 uno dei paesi più poveri al mondo.

Con la rivoluzione del 4 agosto 1983 l’Alto Volta divenne “Burkina Faso” letteralmente “Paese degli uomini integri”.

La sua storia e la sua opera, rappresentano esattamente ciò che dell’Africa non si vuole più far sapere. Thomas Sankara era l’Africa che parlava, denunciava, lottava, costruiva. I suoi discorsi all’ONU rimangono ad oggi i più taglienti, acuti e critici che mai un capo di Stato africano abbia avuto la forza e la coerenza di pronunciare e il suo pensiero e la sua esperienza hanno più che mai significato e valore per l’Africa e per il mondo intero.

Thomas Sankara tenne fede al nome dato al suo paese. Fu il Presidente più povero del mondo, proprietario di una Renault 5, una bicicletta, una moto, libri, due chitarre e un piccolo appartamento con un mutuo che non finì mai di pagare. “Non possiamo essere la classe dirigente ricca di un paese povero” sosteneva “Se il popolo muore di fame non si ha il diritto di sperperare”……. “Occorre scegliere se bere champagne o dare l’acqua potabile a tutti”. Lottò contro la corruzione, ridusse al minimo i costi della politica e avviò un sistema diretto di amministrazione locale comunitaria con cui fece crescere la partecipazione pubblica dei cittadini.

Per non far morire il suo popolo di fame, si è battuto per la “cancellazione del debito” si rifiutò infatti (unico Stato Africano), di pagare il debito estero e fece a meno delle sovvenzioni della Banca Mondiale e del Fondo Monetario che allora esigevano in cambio di aiuti, venissero effettuate scelte che non corrispondevano ai bisogni reali del Paese.

Costruì centri sanitari in ogni villaggio (l’Unicef definisce la campagna di vaccinazione effettuata sui bambini la più grande registrata nel mondo) e cantieri per opere idrauliche (istituendo il Ministero dell’Acqua), attuò programmi di riforestazione per fermare il deserto diffondendo una cultura di rispetto per l’ambiente e promuovendo l’autosufficienza alimentare nelle produzioni locali, riuscì a garantire due pasti al giorno e dieci litri di acqua per tutti.

In quattro anni risollevò l’economia del Paese.

Parlò alla sua gente di dignità e di fierezza istituendo programmi di alfabetizzazione per bambine/i e adulti e programmi di coscientizzazione per i militari perché sosteneva che “Un militare senza coscienza non è altro che un potenziale pericoloso assassino armato”. Invocò il disarmo globale per un mondo libero da guerre.

Per le donne ebbe un’attenzione particolare riconoscendo nella loro condizione una schiavitù aggravata dalla secolare dominazione maschile. Riformò il codice di famiglia, condannò la prostituzione promuovendo progetti di uscita e reinserimento lavorativo per le donne che ne erano vittime. Condannò e vietò le pratiche tradizionali di mutilazione genitale. Ben 12 donne furono Ministri all’interno del suo governo.

Denunciò la piaga dell’aids e il rischio che comportava per l’intero continente africano, nel lontano 1984, quando anche in Europa l’argomento era ancora tabù. Ebbe il coraggio di inventare nel Paese più povero d’Africa i festival artistici più importanti del continente, tra i quali il Fespaco, ancora oggi il più importante appuntamento di cinema africano al mondo.

Qualcuno dice avesse fretta. Aveva fretta per il ritardo accumulato dal suo paese, aveva avviato un processo inarrestabile, voleva risanare tutto. Rigoroso in tutto ciò che faceva, si era addossato la responsabilità per far uscire la Comunità da una situazione disastrosa, dove l’incapacità e l’imbroglio si tenevano per mano.

Aveva fretta forse perché era cosciente che non l’avrebbero lasciato vivere abbastanza.

Thomas Sankara fu assassinato all’età di 38 anni, il 15 ottobre 1987, assieme ad altri dodici uomini. I loro corpi furono gettati in una fossa comune e ancora non è certo se lui riposi in una di quelle tombe, nel cimitero incolto di Dagnoën alla periferia di Ouagadougou, dove nei pressi ora sorge una discarica.

Con la Comunicazione CCPR/C/80/D/1159/2003 nel 2006, il Comitato dei Diritti dell’uomo delle Nazioni Unite ha obbligato il Governo del Burkina Faso a far luce sulle circostanze della sua morte, precisando che la mancata osservanza di questo obbligo costituisce un “attentato alla sua dignità”.

 

Il dossier è ancora aperto, la famiglia, la CIJS (Campagna Internazionale Giustizia per Sankara) e noi tutti attendiamo giustizia. È compito di tutti far entrare Thomas Sankara nella memoria collettiva.

 

http://www.sankara.it/sank_resist.pdf

Thomas Sankara – Il discorso sul debito 29 Luglio 1987ultima modifica: 2013-08-18T22:08:22+00:00da dioniso61
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